UNA POSIZIONE SCOMODA

Articolo pubblicato sul sito WEB “zeta.vision” a firma di Giovanna Ingrascì.

È davvero sconvolgente come gli equilibri del mondo possano essere stravolti per sempre nell’arco di una manciata di minuti. Poche ore e il filo di certezze a cui l’umanità è appesa si spezza inesorabilmente, costringendo tutti a cercare di costruirne un altro altrettanto solido. Questo è quello che è successo nelle prime ore dell’alba del 24 febbraio, quando con i primi colpi è cominciata ufficialmente la guerra tra Russia e Ucraina. Un evento che ha sconvolto l’umanità intera ma che ha visto formarsi diverse fazioni all’interno dell’opinione pubblica, gruppi che hanno assunto posizioni diverse in base ad una commistione di valori sociali e personali. Anche il mondo dello sport non si è tirato indietro nel dichiarare apertamente la propria solidarietà all’Ucraina invasa, e nel sanzionare la Russia con l’esclusione dalle principali competizioni internazionali.

Per quanto riguarda gli sportivi russi, però, la situazione si fa evidentemente più complessa quando si tratta di prendere posizioni chiare assumendosene tutta la responsabilità. È per questo che davvero in pochi si sono apertamente schierati contro la Madrepatria, preferendo un sicuro silenzio ad un pericoloso intervento. Di questo avviso non è, però, l’attaccante russa Nadya Karpova che si è da subito battuta attraverso i suoi social per diffondere un messaggio chiaramente antibellicista e per trasmettere notizie il più possibile ripulite dalla spietata propaganda della Russia di Vladimir Putin.

Putin ci ha preso tutto, ha preso il nostro futuro. Allo stesso tempo, lo ha fatto con il nostro tacito consenso. Loro [il governo] non hanno assistito a una forte resistenza. La maggior parte delle persone chiudeva gli occhi all’ingiustizia, pensando che non fosse affar loro.

La Karpova è consapevole di vivere una situazione di privilegio grazie al suo contratto con l’Espanyol che la tiene lontana dal suolo russo. Situazione privilegiata perché il governo di Putin ha stabilito pene fino ai 15 anni di galera per chi diffonde informazioni sul conflitto giudicate fake news dallo Stato. La Karpova è l’unico membro della squadra femminile russa ad esprimere la sua opposizione contro l’invasione dell’Ucraina. E lo fa quasi ogni giorno. Dall’inizio della guerra ha postato messaggi contro l’invasione su Instagram, dove ha 143.000 follower.

Non posso semplicemente guardare questa disumanità e rimanere in silenzio. Non so cosa succederebbe se fossi in Russia, non in Spagna, ma sento una responsabilità speciale a parlare.

Afferma, senza troppi giri di parole, l’assurdità di una propaganda politica volta a rappresentare la Russia come una nazione speciale, portatrice di una missione importante nel mondo. Secondo l’atleta, nella Russia di Putin non c’è più nulla di speciale dato il depauperamento che il popolo, a suo avviso, ha dovuto subire negli ultimi 20 anni. Già in passato la Karpova aveva dimostrato la sua posizione chiaramente anti-putiniana con la partecipazione alle manifestazioni dopo il tentato omicidio di Alexei Novalny. Perché gli effetti della propaganda russa la Karpova li ha vissuti a lungo sulla sua stessa pelle. Nadya Karpova è lesbica, fattore che ad uno spettatore poco informato sembrerebbe di scarsa rilevanza. Ma le cose vanno diversamente in Russia, dove nel 2013, la “promozione dell’omosessualità” tra i minori è stata resa illegale in Russia in base a una nuova legge che, secondo i sostenitori, è stata progettata per proteggere i cosiddetti “valori russi tradizionali”. L’arrivo in Spagna ha permesso a Nadya Karpova di sentirsi sicura e di non temere più di essere semplicemente se stessa senza dover mentire o nascondersi.

Ho smesso di avere paura di certe cose, ad esempio per parlare apertamente. Ho anche capito che nessuno mi avrebbe biasimato per aver vissuto con una ragazza, e che qui non c’è stigma per essere lesbica.

Nadya Karpova oggi continua ogni giorno attraverso i social a schierarsi contro una guerra ingiusta e crudele ma, ancora più intensamente, contro un regime basato su coercizione e propaganda. Tuttavia, Nadya non smette di sperare come indica il suo nome – che letto per intero suona come Nadezda, ovvero speranza in russo. E la sua speranza è tutta nelle nuove generazioni, in chiunque deciderà di impegnarsi attivamente per un ricambio generazionale della classe dirigente attualmente al governo. La speranza è quella che si ritrovi presto un equilibrio nuovo e solido, basato sulla pace e sulla cooperazione internazionale. Ma al momento il desiderio più diffuso è che anche altri atleti russi facciano sentire la propria voce per denunciare una guerra ingiusta e crudele.

Vorrei che sempre più russi – anche atleti russi – parlassero apertamente in modo che altre persone contrarie alla guerra sappiano che non sono una minoranza. Non puoi semplicemente fingere che non stia succedendo niente, non più. Il tempo del silenzio dovrebbe essere finito. Loro [questo governo] se ne andranno un giorno, sono tutti vecchi. Quando ciò accadrà, saremo ancora vivi e dovremo essere pronti a sistemare tutto. Spero che succeda molto presto.

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