LEA CAMPOS

Articolo pubblicato sul sito WEB “zeta.vision” a firma di Giovanni Ingrascì.

Lea Campos, la donna che sfidò la legge per diventare un arbitro.

Nel 2020 Stéphanie Frappart, in occasione della partita Juventus – Dinamo Kiev, è diventata ufficialmente la prima donna al mondo ad arbitrare una partita di Champions League. Un grande passo avanti nel mondo dell’emancipazione delle donne, si è sentito dire da molti. Ma non tutti erano d’accordo. Lea Campos, oggi 77 anni, si è chiesta: “Perché non c’è ancora mai stata una donna ad arbitrare una partita della Coppa del mondo? Arbitri uomini e donne seguono lo stesso rigoroso percorso di allenamento e, allora, perché continuare a tenerli separati?“. La Campos conosce fin troppo bene il percorso per diventare un arbitro e, soprattutto, le mille difficoltà che una donna deve affrontare quando vuole entrare in campo con fischietto e cartellini.

La carriera di Lea Campos nasce da un desiderio fortissimo, maturato sin da bambina, di stare sul campo da calcio. Nonostante il suo grandissimo amore per questo sport, il Brasile degli anni Cinquanta le aveva subito mostrato che i ruoli di uomini e donne andavamo nettamente separati e che il suo posto non era sicuramente sul campo: una legge proibiva alle donne di giocare a calcio. Per lei erano più adatti i concorsi di bellezza a cui i genitori tenacemente la iscrivevano. Ma proprio grazie a questi concorsi iniziò la sua carriera: uno di questi le permise di ottenere un lavoro nelle pubbliche relazioni del Cruzeiro. Viaggiando con il team, il suo amore per il calcio si fece molto più forte e, all’improvviso, capì che per lei c’era un’alternativa. Racconta che secondo la legge: “le donne non potevano calciare un pallone, ma nessuno vietava loro di soffiare in un fischietto“. Così nel 1967 si iscrisse ad un corso di otto mesi che le permise di ottenere la licenza da arbitro. Ma i problemi non erano assolutamente finiti. Il CBD, l’autorità che in Brasile è delegata alla gestione di tutti gli sport, si oppose alla possibilità che la Campos potesse utilizzare la sua licenza. L’idea patriarcale, rigidamente espressa da Joao Havelange, futuro presidente della FIFA, era che le donne non avevano il fisico adatto ad arbitrare le partite maschili e che il fatto di avere le mestruazioni avrebbe creato solo dei problemi.

Lea Campos non si lasciò intimidire e, a questo rifiuto, seguirono anni nei quali l’arbitro continuò a inviare reclami al CBD e a organizzare partite amichevoli in cui poteva arbitrare, alcune coinvolgendo anche squadre femminili. Quasi tutte si conclusero con l’intervento della polizia e vari arresti; Lea Campos fu arrestata ben 15 volte. Nel 1971, però, successe qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato. La Campos ricevette l’invito di arbitrare nel Mondiale non ufficiale di calcio femminile in Messico. Aveva, però, bisogno di ricevere l’autorizzazione da Havelange, che sapeva non sarebbe mai arrivata. Decise così di scavalcarlo.

Erano gli anni in cui il Brasile era dominato dal regime dittatoriale del generale Emilio Garrastazu Medici. Durante uno dei tanti concorsi di bellezza a cui aveva partecipato conobbe uno dei comandanti della regione di Minas Gerais. Lo contattò e gli chiese di organizzare un incontro privato con il generale Medici, in visita di lì a poco. Nei pochi minuti che il dittatore le concesse, Campos espresse la sua richiesta e il generale la invitò nel suo palazzo di Brasilia un paio di giorni dopo. Nonostante la paura iniziale di incorrere in nuove terribili sanzioni, Campos si presentò all’incontro. Scoprì che uno dei figli di Medici era un suo grande fan e aveva un’enorme collezione di articoli di giornale sulla sua carriera. Per questo motivo Medici decise di mettere il veto alla decisione di Havelange, che nel luglio del 1971, nel corso di una conferenza stampo dovette dichiarare di aver cambiato idea e diede l’autorizzazione a Lea Campos di arbitrare.

Sicuramente un grande traguardo che rappresentava, però, solo l’inizio di nuove battaglie. Le 98 partite arbitrare dalla Campos erano partite secondarie, giocate solo sul territorio brasiliano e la sua presenza, in quanto donna, era una sorta di attrazione straordinaria. La discriminazione e il sessismo erano ancora estremamente forti, ma lei non si lasciò mai intimidire. Racconta che nel 1972, in occasione di una partita tra Cruzeiro e Atlético Mineiro, un direttore dell’Atlético le aveva mostrato la pistola prima del match. Una volta conclusa la partita con un 4-0 per il Cruzeiro, la Campos si era presentata dal direttore chiedendo se volesse ancora ucciderla, e lui l’aveva abbracciata. Purtroppo, nel 1974 un terribile incidente in autobus la costrinse a ritirarsi e a trasferirsi a New York dove subì circa 100 interventi chirurgici per evitare l’amputazione della gamba. Qui conobbe il giornalista sportivo Luis Eduardo Medina, che sposò negli anni Novanta. Sembrava che finalmente Lea Campos avesse trovato un po’ di pace, ma la vita della coppia fu stravolta dal Covid-19: nel 2020 Lea e Luis finirono sul lastrico, costretti ad andare a vivere a casa di amici. Tuttavia, una raccolta fondi promossa dagli arbitri brasiliani ha permesso di mettere insieme abbastanza soldi per permettere alla coppia di prendere in affitto una casa nel New Jersey. Segno che la battaglia di Lea Campos ha lasciato un segno indelebile.

Questo contenuto è solo per la consultazione!