LA RIFORMA DELLO SPORT

Si riporta un “post” apparso su una delle tante pagine Facebook che, in questi giorni, trattano della riforma dello sport.

Non è importante indicarne l’autore, la cosa interessante è il contenuto del commento formulato.

E così, continueremo ad essere dei pària del mondo del lavoro.

In questo anno di pandemia in tanti hanno riconosciuto l’importanza dello sport di base, per l’equilibrio psicofisico, sociale e chi più ne ha, più ne metta. Ma si trattava evidentemente di strumentalizzare l’argomento per il fine politico di demolire chi stava governando e aveva disposto la sospensione delle attività… o forse di una presa di posizione come quella sulle chiusure delle scuole anche quando la pandemia si faceva più pericolosa. Fatto sta che se il Governo precedente era riuscito a formulare e far approvare una legge che avrebbe finalmente dato dignità, ma soprattutto tutele previdenziali ai lavoratori dello sport di ogni livello, l’attuale Governo dei migliori, invece, sotto la pressione delle grandi federazioni sportive (FIGC, FIP, FIPAV), si è affrettato a rimettere subito le cose a posto e toglierci questi diritti. A noi che abbiamo una laurea, che iniziamo a lavorare giovanissimi per pochi spiccioli, che abbiamo un evidente ruolo educativo, che veniamo chiamati ad intervenire nei gruppi operativi scolastici dei bambini con disabilità proprio per la nostra sensibilità e competenza, noi che lavoriamo per ore in ambienti lavorativi anche poco accoglienti (fate un giro in certe palestre a da novembre a febbraio), noi che abbiamo scelto questo lavoro perché crediamo sia uno strumento educativo potente, noi non abbiamo nemmeno gli stessi diritti dei Riders (con tutto l’enorme rispetto per questa e qualunque categoria di lavoratori). Ma per noi non ci sono state maratone mediatiche, servizi ai telegiornali, inchieste giornalistiche. Noi vediamo i vostri figli tutti i giorni, negli anni più sensibili della loro crescita e non contiamo niente. Non abbiamo malattia, contributi per la pensione, lavoriamo nel fine settimana, d’estate, e quando non lavoriamo? Tranquilli, non vi costiamo nulla! Non abbiamo ferie né permessi e, i più onesti di noi quando sforano la famigerata soglia dei 10000€ l’anno di compensi (e meno male), pagano regolarmente circa il 23% di ritenuta d’acconto (ufficialmente il 22% ma poi c’è una meravigliosa tassa regionale aggiuntiva).Tra le grandi testate giornalistiche, solo Il Fatto Quotidiano ha scritto sull’argomento. Pensate invece al clamore mediatico che ha avuto la famosa “Superlega” su cui addirittura si è espresso il Presidente del Consiglio, e pensate se ha più impatto nelle vostre vite un torneo di calcio o vedere sparire gli istruttori sportivi o i maestri di motoria dei vostri figli.

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