BELLUTTI RISPONDE A SPADAFORA

Riportiamo dalle pagine Facebook di Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport uscente, e di Antonella Bellutti, pluri campionessa olimpica e candidata alla presidenza del CONI. Il primo è il post in cui l’ex Ministro si congeda e il secondo quello in cui la campionessa commenta proprio il post di Spadafora .

Dalla pagina di Spadafora:

“Quando diciassette mesi fa ho giurato come ministro per le Politiche giovanili e lo Sport eravamo in un’altra era, in un momento completamente diverso da questo.Per molti anni avevo seguito le questioni relative ai diritti dell’infanzia e dei giovani, è sempre stato il centro del mio impegno. Non conoscevo invece il mondo dello sport, al quale mi sono avvicinato con curiosità, rispetto e attenzione.I primi mesi sono stati entusiasmanti, su entrambi i fronti. Ricordo la gioia di presenziare alla storica vittoria della Ferrari a Monza dopo nove anni, ad esempio.Poi, un anno fa, l’esplosione della pandemia, il lockdown, i sacrifici chiesti a tutti i cittadini. Siamo entrati in una fase drammatica, abbiamo dovuto prendere decisioni dolorose e dalle conseguenze gravi ma inevitabili, a partire dalle chiusure.In questi mesi abbiamo lavorato moltissimo per dare sostegno a tutto il mondo dello sport, con i limiti del caso, sicuramente, ma facendo il massimo possibile. Stesso impegno sul fronte delle politiche giovanili: il lancio della piattaforma Giovani2030 e della Carta Giovani, tra le altre cose, e il numero più alto di posti per volontari del Servizio Civile degli ultimi anni.Il lavoro forse più delicato e più importante è stato quello di dare attuazione alla riforma dello Sport, cinque decreti sui quali per un anno abbiamo discusso con tutte le componenti, a tutti i livelli, per arrivare a un risultato condiviso e che rappresentasse davvero un avanzamento sociale e culturale. Sono norme innovative che riguardano molti temi, a partire dal professionismo femminile, dalla possibilità per i paralimpici di entrare nei corpi civili e militari, e soprattutto diritti e tutele che diano finalmente la giusta dignità ai lavoratori dello sport. I decreti sono stati votati in Consiglio dei Ministri, hanno avuto l’intesa nella Conferenza Stato Regioni, e sono ora in Parlamento per il parere delle Commissioni Cultura di Camera e Senato: erano previste in questi giorni, ma a causa della crisi le riunioni sono state sconvocate. Dopo il parere delle Commissioni andranno portati nuovamente in Consiglio dei Ministri per il via libera definitivo che deve arrivare entro e non oltre il 28 febbraio, altrimenti la delega scadrà ed il mondo dello sport perderà una occasione unica.Mi auguro che la prossima settimana le Commissioni possano esprimere il proprio parere, mi appello ai deputati e ai senatori che ora hanno la responsabilità di portare a termine nei tempi previsti un percorso importante.Consegnerò al mio successore un lavoro di fatto completato e basterà solo ripresentarlo al Consiglio dei Ministri e apporvi la firma!Il prossimo Governo avrà anche il compito di approvare il Decreto Ristori cinque, che è già scritto e darà respiro a milioni di cittadini alle prese con difficoltà economiche a causa delle restrizioni dovuto al Coronavirus. In questi mesi ho provato a rispondere alle tante istanze che quotidianamente ho raccolto da ciascuno di voi. Lascio ad altri il testimone sperando che non si perda il lavoro fatto finora e ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo meraviglioso percorso che non dimenticherò mai. Grazie a tutti, davvero.”

Dalla pagina di Antonella Bellutti il commento al post di Spadafora:

“Leggo il post con cui Spadafora si congeda e sorrido pensando a chi si immaginava la sua presenza dietro la mia candidatura. Difficile da credere ma colgo l’occasione per precisare che, dietro la mia candidatura, non c’è null’altro se non ciò che si vede, ovvero me stessa e un piccolo gruppo di persone vere, solide, ricche di ideali e di passione per lo sport, estremamente preparate e competenti. Belle persone che da oltre vent’anni profondono il loro impegno per far conoscere i problemi da cui lo sport è afflitto e tentare un dialogo con le istituzioni, per risolverli. Lo fanno a titolo gratuito, sottraendo tempo ad affetti e lavoro, spinti dall’indignazione per l’enorme scollamento che esiste tra quei valori, universalmente riconosciuti, di cui lo sport è portatore e i disvalori, noti solo agli addetti ai lavori, con cui lo sport è gestito. Persone talmente competenti che hanno evidenziato immediatamente tutti i limiti di questa riforma di cui l’ormai ex Ministro si compiace. E non credo ci sia malafede. La risposta è semplicemente nella stessa ammissione che Spadafora fa nel suo saluto finale: ”Non conoscevo il mondo dello sport”. Se è possibile che una persona che non conosce il mondo dello sport ne sia il Ministro, si capiscono tante cose: prima di tutto rende chiaro cos’è, oggi, la politica; poi diventa evidente anche perché le risposte ai problemi non sono risolutive. Si capisce perché la proposta di riforma del lavoro sportivo sia addirittura peggiorativa rispetto alla legge 91/1981, demandando ancora alla discrezionalità piuttosto che alla natura della prestazione. Lo si capisce per quanto è inerente alla presunta soluzione per il professionismo femminile, che ha del paradossale: si confonde un incomprensibile favore alle grandi società calcistiche (rappresentato dallo stanziamento di denaro pubblico e da sgravi fiscali) con la fine del gender gap nel lavoro sportivo. Soluzione riservata alle poche atlete di vertice che agli ultimi entusiasmanti campionati mondiali hanno dato voce ai diritti negati mettendo in imbarazzo internazionale la blasonata Federazione gioco calcio. Per non parlare dell’entusiasmo con cui l’ex Ministro ha sottolineato l’apertura dei gruppi sportivi militari agli atleti paralimpici, evidenziando la discriminazione per cui o si veste una divisa o a un atleta non possono essere garantiti i diritti minimi che un qualsiasi lavoratore normalmente ha, per quanto precario sia. A questo capitolo dello sport agonistico italiano vanno 35 milioni di euro. Chissà cosa ne pensano le 100 mila società sportive italiane! Cosa ne pensavano prima e cosa ne pensano ora in pandemia, senza ristori, senza sostegno, senza prospettive. Infine, che l’ex Ministro non fosse una persona che lo sport lo conosceva, appare palese anche nella forma, non solo nella sostanza: le braccia al cielo si alzano solo dopo aver tagliato il traguardo, non certo quando si è partiti.E in questa giornata di conferme relativamente a come vanno le cose nel nostro Paese, arriva anche una notizia internazionale a indicare quanto ancora ci sia da fare per togliere il potere predatorio ai maschi alfa che hanno il mondo nelle loro mani. Sono le parole sessiste del presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Tokyo 2020, Yoshiro Mori che non vuole più donne nella sua amministrazione “perché parlano troppo”. Se il CIO non ne chiede le dimissioni, forse dovremo allargare la critica anche oltre i confini nazionali.”

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