IL SALTO DEGLI ISPANICI


Articolo pubblicato su “www.marca.com” il 27 gennaio 2021


Con la qualificazione ai quarti di finale in tasca, la squadra spagnola ha già superato i due terzi della Coppa del Mondo. Ha giocato sei partite e potrebbe arrivare a nove in soli 16 giorni se raggiungesse le semifinali. Per raggiungere le ultime partite in condizioni fisiche ottimali, è fondamentale controllare l’evoluzione fisica dei giocatori. Tra i parametri che il preparatore atletico della squadra, Jesús Rivilla, gestisce durante il campionato mondiale, c’è la capacità di saltare degli atleti “ispanici”.


Per fare ciò, utilizza un paio di dispositivi portatili, simili a un telefono cellulare, che misurano il salto verticale da una posizione statica durante i controlli che questo professore dell’INEF di Madrid esegue in allenamento. Gli spagnoli vengono posti tra i due dispositivi, tagliando una linea invisibile di cellule fotoelettriche. Quando si salta, quella linea viene ripristinata e viene nuovamente interrotta quando si cade. Questo è il modo in cui viene cronometrato il tempo in cui i giocatori sono in aria, che è direttamente correlato all’altezza che raggiungono.


“I dati di un salto non rappresentano l’intero spettro delle azioni di gioco, ma ci sono studi sufficienti per affermare che con l’aumentare della fatica, la capacità di salto viene persa”, spiega Rivilla, che utilizza altri metodi per controllare l’evoluzione fisica dei giocatori durante una competizione, come questionari dove rilevano la percezione delle loro sensazioni; certi esercizi, come la distensione su panca con una mano, che indica l’affaticamento del busto; oppure l’uso di una pistola laser che misura la velocità di lancio. “Ma a volte le sensazioni sono positive e invece questo test rileva l’affaticamento neuromuscolare, che è correlato alla capacità di compiere sforzi esplosivi”, aggiunge.


I dati accumulati mostrano le capacità di ogni giocatore. Se si riscontra una diminuzione del 5 o del 10% nella capacità di forza esplosiva, fondamentale nelle azioni di gioco di un giocatore di pallamano in ogni partita, si riducono i carichi di allenamento individualizzati per ogni giocatore. Con queste informazioni, l’allenatore può modulare l’affaticamento che si cerca di distribuire nel modo più equo possibile per mantenere l’intera squadra in buone condizioni in una competizione così impegnativa con un calendario così serrato e con partite giocate al limite, come quella norvegese di stasera. “Finora i dati sono positivi perché nessun giocatore ha ridotto significativamente il suo salto”, dice il preparatore.
“La capacità di salto di questo gruppo è molto buona. È raro che non si avvicinino ai 60 centimetri, e alcuni superano i 70 di parecchio”, rivela Rivilla.


Lo spirito competitivo degli “ispanici” emerge anche in questo tipo di controlli. Se non sono soddisfatti dell’altezza che raggiungono al primo tentativo, chiedono di ripeterli per tre o quattro volte, e c’è chi migliora due e tre volte di seguito. “Chiedono persino informazioni riguardo a quelli dei loro colleghi, ma non confronto queste cifre tra di loro”, dice Rivilla. “Non ha senso nemmeno tra giocatori che occupano la stessa posizione specifica perché ogni profilo è diverso. L’importante è il confronto con sè stesso e i progressi che fanno”, insiste.


Questi riferimenti, oltre ai dati oggettivi che forniscono, hanno anche un’influenza sulla fiducia che ha l’atleta in sé stesso. Alimentano e rafforzano l’autostima. “Se il giocatore si accorge di fornire buoni dati nel salto, questi ultimi alimentano in lui buone sensazioni. In uno sport collettivo è fondamentale che ci si senta forti, preparati ad affrontare la competizione con sufficienti garanzie”, spiega il preparatore atletico, che cura che lo stato fisico degli atleti spagnoli; non spreca un solo momento per far emergere tutto il suo talento.

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