URSS: SCUOLA E SPORT.


Dalla pagina Facebook di Nicolai Lilin.

Nel video Olga Korbut, la giovane ginnasta sovietica che ha vinto le olimpiadi eseguendo l’elemento poi classificato come “pericoloso”; tranne un’altra atleta sovietica, Elena Muhina, nessuno è riuscito a ripeterlo alla perfezione e molti si sono fatti male provandolo.

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Oggi vi racconterò come funzionava lo sport ai tempi dell’URSS.

Durante il regime sovietico l’ideologia comunista faceva massiccia propaganda riguardo a uno stile sano di vita e già negli asili iniziava ad abituare i piccoli futuri cittadini ai vari sport. In ogni asilo del paese, esisteva la palestra dove c’erano le lezioni quotidiane di atletica per i piccoli, guidati da maestri specializzati in questa materia e assunti apposta.

Nelle scuole le lezioni sportive si chiamavano “fizkultura”, che significa “cultura fisica”, ed erano tra le più frequentate. I ragazzi erano obbligati a frequentare anche almeno una sezione sportiva al di fuori dell’orario scolastico. Nel caso in cui i ragazzi provenivano da situazioni disagiate, socialmente degradate, erano obbligati a frequentare più di una sezione sportiva, in modo da non avere tempo libero a sufficienza per condurre la vita in mezzo alla strada.

Tutte le attività nelle sezioni sportive erano gratuite. L’uniforme, le tute sportive e l’attrezzatura necessaria venivano distribuiti gratuitamente, oppure la struttura forniva dei buoni per l’acquisto di materiale in appositi negozi.

Nell’URSS, lo Stato mensilmente pagava i ragazzi per il loro impegno nello sport con una specie di piccolo stipendio, che con il tempo poteva diventare una vera e propria fonte di guadagno.

Nel 1993, nell’URSS, è stato introdotto il sistema interno delle qualifiche sportive. Ogni atleta che si impegnava concretamente in qualsiasi campo sportivo doveva essere qualificato in base al suo impegno e alle sue capacità. Si iniziava dalla prima categoria, la più bassa, fino alla terza, di solito corrispondenti alle età tra 10 – 18 anni. Soltanto negli scacchi erano introdotte anche quarta e quinta categoria di qualifica. Ogni mese, il ragazzo che aveva una categoria sportiva, riceveva dallo Stato da 25 a 70 rubli (stipendio medio nell’URSS era 120 rubli mensili).

Dopo le categorie, l’atleta particolarmente bravo riceveva le cosiddette “nomine”, che erano dei veri “status symbol” nell’URSS e per le quali lo Stato pagava all’atleta un vero e proprio stipendio; le “nomine” erano paragonabili alle agevolazioni per compiere gli studi universitari. Le nomine erano: Il Candidato a Maestro dello Sport, Il Maestro dello Sport, Il Maestro dello Sport Classificato Internazionale. Solo negli scacchi c’era la nomina di Grossmaister. Poi c’erano le nomine stratosferiche che si davano di solito per i risultati eccellenti nelle olimpiadi o a fine carriera. A queste nomine era legato un notevole premio economico mensile in aggiunta allo stipendio e una serie importante di privilegi; ad esempio la persona con una “nomina” aveva il diritto di usufruire del trasporto pubblico gratuitamente a vita, compresi treni e aerei.

Alla fine, fare lo sport nella società sovietica, era un lavoro ben pagato; così un allenatore medio di qualsiasi sezione sportiva locale, che doveva per legge avere la nomina almeno di Candidato a Maestro dello Sport, guadagnava circa 160 rubli, che era al di sopra di uno stipendio medio.

Dopo il crollo dell’URSS, lo sport nei paesi dell’ex impero socialista è peggiorato notevolmente; lo Stato ha smesso di sostenere economicamente lo sport, il modello sovietico di programma sportivo è stato demolito completamente, le strutture sportive si sono trasformate in società che funzionano principalmente seguendo schemi commerciali.

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