IL TEATRO DEI SOGNI

Sono passati quattro anni dall’ultima tornata elettorale. Ricordo ancora quanto fui contenta, in quel periodo, di entrare a far parte di quel gruppo nuovo e armato di buonissime intenzioni che poi vinse le elezioni. 

          Finalmente l’unione faceva la forza per davvero e per la prima volta si era decisi nel dare un “cambio di passo” ad un sistema ormai logoro, usurato e scolorito. Non ero innamorata delle persone, bensì del cambiamento ed ero altresì convinta che chiunque, in quegli anni, avrebbe vinto sulla vecchia “governance” perché la gente era davvero stanca di un passato sempre più circondato di paura, era ormai chiara a tutti la necessità di un netto cambiamento.  Proprio questo aggettivo era diventato il “claim” del nostro “film”: gli attori in campo erano meno importanti.  In prima persona ho lavorato, lottato e ho creduto in quel progetto, fermamente convinta che finalmente qualcosa stesse per cambiare. Ho dedicato quasi tutta la mia vita alla pallamano, in campo e fuori, ed in questo, ormai divenuto presunto cambio di passo, vedevo la luce in fondo al tunnel; finalmente qualcuno avrebbe fatto qualcosa di concreto per rilanciare questo meraviglioso sport. 

          Con il passare delle settimane mi resi amaramente conto che in me cresceva l’insoddisfazione: qualcosa non stava andando secondo le aspettative, qualcosa non era come era stato programmato.

          Il “Perimetro della Pallamano” non era altro che un labirinto e mi sono sentita delusa, ferita.

          Per una come me, che non vive di aspettative e ambizioni personali, ma si nutre di progetti e di crescita dei “club”, è stato doloroso veder svanire, per l’ennesima volta, la speranza di un futuro migliore per la nostra pallamano, per le nostre ragazze e per le nostre società. 

          Chi lavora sbaglia: questo è sacrosanto. Tuttavia, non posso accettare quando gli addetti ai lavori si occupano solo dei “soliti cantieri”. Ci sono strade bellissime sistemate e risistemate e ce ne sono altre piene di insidie, dove si rattoppano le “buche” ma non si asfalta mai con materiale nuovo.

          Sono una donna di campo, un’allenatrice, una dirigente e questo, nel bene e nel male, mi permette di vedere tutto il sistema a 360 gradi.

Cosa non ha funzionato?

          Il rispetto delle regole in primis. Mi ritengo una maniaca dei regolamenti e del rispetto di essi. Il rispetto ferreo delle regole è fondamentale per avere credibilità, meritocrazie e trasparenza.

          Veniamo a sapere di una Serie A1 (stagione 2020-2021) composta da 13 squadre con un comunicato pubblicato in data 15 luglio 2020 (il vademecum ne prevedeva inizialmente 12 di squadre – non me ne vogliano le ripescate non aventi diritto) ma chi l’ha deciso? Il Vademecum, il documento delle regole, non diceva altro? Qualcuno ha interpellato le squadre aventi diritto per avere un parere?

          Lo sport, a volte, non è democratico, ma le regole sono fatte per essere rispettate da entrambe le parti. In un anno normale, non contraddistinto da tornate elettorali, sarebbe stato concesso? Si è cercato di far passare questa cosa come un bene per il nostro movimento ma così non è. La prima cosa che ho pensato è stata: la prossima stagione (2021/22), quando le tasse gara (tra l’altro già aumentate rispetto all’anno precedente) saranno da pagare, quante squadre si potranno permettere la Serie A1 femminile?

          Altro evento “straordinario” è stato il cambio della formula sia del Campionato che della Coppa Italia: modifica non leggera o banale per chi a luglio aveva già definito squadra e obiettivi in base ad un regolamento.

          Ci sono regole, che vengono stravolte continuamente e che dimostrano la non continuità nei programmi, nei progetti e nelle idee.


Rappresentative d’Area, queste sconosciute!

          Se c’è qualcosa che funzionava a livello giovanile femminile erano proprio i raduni d’Area. Si trattava della motivazione e dello stimolo delle nostre ragazze per sopravvivere, sportivamente parlando. Era l’ambizione più sana per un atleta che pratica sport nel darsi degli obiettivi e puntare in alto, distinguendosi dagli altri. Nuove esperienze, nuove amicizie, nuovi obiettivi.

          Dal Trofeo delle Regioni (giugno 2019), tenutosi in Emilia Romagna, nessun raduno femminile è mai più stato programmato. Le ragazze del 2004-2005, e alcune del 2006, avevano bisogno di continuità (parola che sembra sconosciuta a questo movimento) e di lavorare insieme. Si vociferava, sempre sul versante femminile, fossero prossimi al raduno i gruppi under 13: ovviamente non è stato poi mai fatto nulla e non per colpa della pandemia che, come tutti purtroppo sappiamo, ha ridotto le attività a partire da marzo.

          Mi chiedo, perché si debba sempre privilegiare un gruppo a scapito di un altro? Perché non si cerca di fare il massimo per ogni gruppo ogni anno? Perché non si può creare un’area under 15 e una under 17 che possano lavorare tutti gli anni?

          Se pensiamo che ogni area ha circa 15/20 ragazze per fascia d’età (stiamo parlando di circa 300/400 ragazze) le quali possono partecipare ad un progetto continuativo, è ipotizzabile e stimabile che, dopo un quadriennio, ci si possa ritrovare ad avere giocatrici ben preparate e motivate.


Nazionale femminile

Un cambio costante di allenatore non favorisce di certo il movimento ed evidenzia uno stato di “empasse” che non prevede molte soluzioni o via d’uscita. Siamo d’accordo che con pochi denari si debba fare una scelta dando precedenza agli obiettivi principali (in questo caso è evidente l’ “all-in” sul versante maschile): ritengo tuttavia che un po’ più di attenzione, anche senza ulteriori investimenti, non avrebbe fatto male.


Webinar

          Le “video call” proposte dalla Federazione durante il “lock down” sono state molto interessanti ed un toccasana dato il momento di reclusione pallamanistica che stavamo vivendo. Una domanda sorge spontanea: neanche un accenno alla pallamano femminile, neanche un confronto, neanche un pensiero. A pallamano giocano solo i maschi? Forse, a chi allena il femminile, avrebbe fatto piacere un confronto, un dibattito e uno scambio di idee sull’argomento anche con chi allena le Nazionali per capire il loro pensiero di gioco e di conseguenza poter collaborare a formare giocatrici che meglio si adattano al gioco richiesto.


          Tutto come a teatro dove ci sono gli attori principali, le comparse, gli spettatori e i dietro le quinte. Ecco proprio alle spalle del palco siamo stati collocati noi in tutto questo tempo, proprio come nei sogni dove si dà immaginazione e speranza a qualcosa che non sempre si avvera.

Katia Soglietti

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