L’UOMO IMMAGINE ED IL FATTORE TEMPO

Sono passati ormai quasi quattro anni dall’insediamento di Pasquale Loria a presidente della FIGH e, a breve, si andrà a Roma per eleggere la nuova “governance” federale, quindi è tempo di bilanci; ma al di là delle varie propagande legate agli schieramenti dei singoli candidati, è importante porre l’attenzione sulle scelte fatte in passato in modo da poter proseguire con forza sui percorsi che hanno portato miglioramenti ed eventualmente aggiustare il tiro laddove ci siano aspetti migliorabili.

Bene, il primo aspetto che voglio prendere in considerazione oggi è la situazione che riguarda il Direttore Tecnico delle Squadre Nazionali, Riccardo Trillini.

Sono passati ormai diversi mesi dal torneo di qualificazione di Benevento e l’ultimo posto nel girone ha portato a discussioni molto accese con diverse persone che chiedevano la testa del Direttore Tecnico Riccardo Trillini per il risultato ottenuto; per tutta risposta il Consiglio Federale non solo ha rinnovato la fiducia al tecnico di Cingoli e a tutto il suo “staff”, ma ha anche ufficializzato gli incarichi all’interno della commissione tecnica di Trillini (coordinatore), di Tedesco, di Ivaci, di Toscano, di Sgarbi e di Savini; poi sappiamo che, in un secondo momento, l’incarico di coordinatore è stato affidato al Consigliere Federale Marcello Visconti, ma Trillini rimane attualmente componente del Settore Tecnico.

Ora, parlare dei risultati ottenuti nel quadriennio è troppo comodo e riduttivo, sparare sentenze dopo una serie di delusioni sportive è sport nazionale, ma non appartiene a chi scrive; oggi è invece doveroso ragionare su alcuni aspetti che esulano dalle mancate qualificazioni e dai peggioramenti di posizione nel “ranking” internazionale.

Riccardo Trillini è stato fin da subito, insieme a Domenico Tassinari, la carta giocata dall’attuale Presidente federale, nella precedente campagna elettorale, per conquistare quella credibilità e quella forza che quest’ultimo non aveva al nord e nel mondo della pallamano maschile dove, anche oggi, ci sono la maggior parte delle società votanti. Malgrado il “lavoro sporco” per il perimetro lo abbiano svolto altre persone, essendo Riccardo ancora impegnato in Lussemburgo, è indubbio che il nome del Direttore Tecnico delle Nazionali (anche quelle femminili?) e dell’ex Responsabile della CNA fossero quelli dei “front man”, quelli attorno ai quali si radunava il consenso dei malati di pallamano; per questo al momento delle nomine, è stato normale affidare alle due “star” incarichi di prestigio.

Fare il direttore tecnico di tutte le nazionali è un lavoro estremamente complicato ed impegnativo, che richiede oltre alle indubbie capacità una quantità di energie che non è facile gestire e, anche la persona più preparata, se si occupa di altri incarichi, rischia di disperdere inutilmente l’unica risorsa che per antonomasia è limitatamente uguale per tutti, il tempo.

In questi ultimi quattro anni siamo partiti con un direttore unico delle nazionali maschili e femminili, per poi aggiungere l’incarico di coordinatore della CNA o componente del Settore Tecnico (con annessi ampi interventi anche nell’attività di formazione e aggiornamento) dopo le dimissioni rassegnate dai componenti della Commissione Nazionale Allenatori e, come se non bastasse, abbiamo finito con Riccardo presente alle riunioni con alcune società per dar manforte alla ricandidatura di questo gruppo dirigente, nonché come ospite alle puntate della trasmissione via WEB “HandballMania”.

I nostri anziani ripetevano in continuazione che vale la pena fare una cosa in meno ma farla al meglio, ma ciò diventa complicato quando il contratto che ti lega al committente è particolarmente ricco e difficilmente riproponibile a qualunque altra controparte;  di conseguenza abbiamo assistito a un continuo rimescolamento di allenatori per quanto riguarda la nazionale femminile e a “videostage” per allenatori (con tecnici affamati di sapere) in cui non si coglie un filo conduttore se non quello di trattare ciò che si ha già pronto; un po’ come quando si arriva a casa in ritardo e invece di cuocersi un piatto di pasta, ci si rifugia nel classico panino che magari è anche saporito, ma non è certo ciò che consiglia il nutrizionista.

Tale contratto, che ogni pallamanista vorrebbe, rende impossibile rifiutare qualunque incarico il Consiglio Federale proponga e nello stesso tempo lega le mani al committente perché, dopo aver affidato tutto ciò che si poteva all’uomo immagine scelto, togliere a quest’ultimo una qualunque mansione significherebbe ammettere pubblicamente a tutto il nostro microcosmo di aver commesso un errore; anche solo mettere le mani allo staff tecnico, inserendo magari quel Michael Niederwiser che insieme ad Ernani Savini aveva fatto bene nella gestione della nazionale femminile, o dare un incarico almeno di consulente all’ex capitano della nazionale Settimio Massotti già alla guida della nazionale con ottimi risultati, sarebbe un chiaro segnale di discontinuità con il passato e un aggiustamento che sottintenderebbe che le scelte fatte avevano bisogno di una correzione sostanziale.

La sensazione che si prova dall’esterno è quella di un gruppo di persone che ormai è entrata in un ciclo vizioso che purtroppo li ha portatati molto lontano dalla strada che avevano indicato in fase di campagna elettorale nel 2015/2016 e che per difendere i propri incarichi utilizza la manipolazione delle informazioni cercando di spacciare per gioielli dei semplicissimi fondi di bottiglia.

Speriamo che la prossima governance abbia chiaro che nella pallamano italiana non esiste nessuna Dea Kalì e che si inizi a ragionare per competenze ed obiettivi, permettendo così anche agli stessi professionisti scelti di non entrare in quel circolo vizioso che porta solo lavori incompleti e ad esporsi a insuccessi prevedibili con un minimo di attenzione.

Luca Montanari

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