ORA TOCCA A ME

Ieri ho avuto una singolare discussione con una persona che si presenterà per la prima volta come candidato al Consiglio Federale nelle prossime elezioni. È stato un colloquio gradevole basato sul rispetto reciproco. Non è importante svelare il nome del mio interlocutore, è molto più interessante conoscere i contenuti della chiacchierata perché offrono spunti di riflessione di una certa importanza. Comunque posso tranquillamente affermare che questa persona non fa parte del movimento di “Regola 19”.

          Le tematiche affrontate hanno riguardato i motivi per cui uno si candida come componente del Consiglio Federale. Perché una persona sente l’esigenza di candidarsi?

          Costui mi ha detto genericamente che lo fa per il bene della pallamano, che vuole provare a cambiare finalmente il nostro ambiente sportivo e che c’è bisogno genericamente di alternanza ai vertici federali (“è ora di cambiare!”). Ho risposto che questo è quello che vogliono un po’ tutti (a parole) e l’ho invitato a discutere in dettaglio di programmi, di proposte, di progetti, di idee, di esperienze vissute, di capacità e competenza e via dicendo.

          Sono sincero, al termine del confronto sono rimasto molto dubbioso e per niente convinto di ciò che mi è stato detto.

          Insomma, questo confronto mi ha suggerito alcune considerazioni; provo a dare una risposta alla precedente domanda; uno si candida perché:

  • vuole fare del bene alla comunità sportiva nazionale e far crescere il movimento sotto tutti i punti di vista (però siamo d’accordo che questo lo dicono tutti i candidati);
  • gli piace fare il dirigente e vuole intraprendere una carriera politico-sportiva;
  • vuole stare nella stanza dei bottoni e ambire a posizioni di potere;
  • vuole avere un ritorno economico;
  • vuole avere un tornaconto personale o un beneficio per la propria società sportiva;
  • è animato da comportamenti narcisisti e vuole dimostrare le proprie potenzialità al mondo intero;
  • ecc.

          Bene! Senza formulare alcuna osservazione (anche negativa) sulle precedenti motivazioni e fermo restando che sia legittimo che uno si senta più capace e competente di altri nell’affrontare un certo percorso sportivo (… della serie: fatti da parte, ci provo io perché mi sento più bravo di te!), sono convinto

che manchi, sempre e comunque, la domanda principe che ognuno di noi candidati dovrebbe porre a sé stesso: “Perché la gente dovrebbe votare proprio me!”. Sulla base di quali presupposti? In base a quali oggettive argomentazioni?

          Detto questo, una volta date delle risposte convincenti a sé stessi e agli altri, si tenga presente che tutto ciò potrebbe non bastare o meglio sarebbe solo sufficiente per fare un po’ di chiarezza e mettersi in pace con la propria coscienza.

          Ci potrebbero essere altre circostanze e situazioni, poco edificanti ma normali al mondo d’oggi, che potrebbero condizionare l’esito della tornata elettorale? I giochi politici potrebbero essere stati già fatti? Le poltrone sportive potrebbero essere state già assegnate? Una fetta dell’elettorato potrebbe essere formata da persone che si accontentano di coltivare il proprio piccolo orticello e del classico piatto di lenticchie?

          Tutto ciò, se fosse vero, sarebbe il preludio a un futuro peggiore del passato.

          Chi ci potrebbe salvare da questo scenario apocalittico?

          Quegli elettori che non accettano che si diano per scontati accordi politici preconfezionati, che vorrebbero cambiare un certo tipo di modus operandi e di forma mentis, che sono stufi di vedere che cambia il direttore d’orchestra ma la musica è sempre la stessa, che vogliono essere ascoltati, che vogliono essere più coinvolti nelle strategie decisionali, che sanno che non c’è crescita globale se si continua a far prevalere gli interessi personali, che non si lasciano abbagliare da inefficaci propagande elettorali, che basano i loro giudizi su numeri oggettivi e su una percezione comune e veritiera della realtà che li circonda, che sono stufi di essere figli di un dio minore, appartenenti ad uno sport di seconda classe.

          Ecco chi ci potrebbe salvare.

          Sono sempre convinto che essere vincenti non vuol dire fare occasionalmente un goal più dell’avversario sul terreno di gioco, ma vuol dire garantire un ciclo di risultati positivi per tutti, sotto ogni punto di vista, e di esperienze dense di soddisfazioni per sé stessi e per la comunità in cui si vive.

Stanislao Rubinetti

NOW IT’S MY TURN!

Yesterday I had a singular discussion with a person who will present himself for the first time as a candidate for the Federal Board in the next elections. It was a pleasant conversation based on mutual respect. It is not important to reveal the name of my interlocutor, it is much more interesting to know the contents of the chat because they offer food for thought of a certain importance. However, I can safely say that this person is not part of the “Rule 19” movement.

          The topics discussed were the reasons why one is running as a member of the Federal Board. Why does a person feel the need to run?

          He told me generically that he does it for the good of handball, that he wants to try to finally change our sports environment and that there is a general need for alternation at the federal governance (“it’s time to change!”). I replied that this is what everyone wants (in words) and I invited him to discuss in detail programmes, proposals, projects, ideas, lived experiences, skills and competence and so on.

          I am honest, at the end of the confrontation, I was very doubtful and not at all convinced of what he told me.

          In short, this chat has given me some considerations; I try to give an answer to the previous question; one is running because:

  • wants to do good to the national sports community and to grow the movement from all points of view (but we agree that this is what all candidates say);
  • likes to be a manager and wants to pursue a political-sporting career;
  • wants to stay in the button room and aspire to positions of power;
  • wants to have an economic return;
  • wants to have a personal gain or benefit for its sporting club;
  • is driven by narcissistic behavior and wants to demonstrate its potential to the whole world;
  • etc.

          Well! Without making any comment (even negative) on the previous reasons and it is legitimate that one feels more capable and competent than others in dealing with a certain sporting path (… of the series: step aside, I’ll try because I feel better than you!), I am convinced that lacks, always and in any case, the main question that each of us candidates should ask himself: “Why people should vote for me!”. On the basis of what assumptions? On the basis of what objective arguments?

          Having said that, once you give convincing answers to yourself and others, keep in mind that all this may not be enough or better it would just be enough to make a little clarity and make peace with your conscience.

          Could there be other circumstances and situations, which are unedifying but normal in the world today, which could affect the outcome of the election? Could political games have already been played? Could sports seats have already been allocated? A slice of the electorate could be made up of people who are content to cultivate their own small garden and the classic mess of pottage?

          All this, if true, would be a prelude to a future worse than the past.

          Who could save us from this apocalyptic scenario?

          Those voters who don’t accept that they take for granted prepackaged political arrangements, who would like to change a certain type of modus operandi and shape mentis, who are tired of seeing that the conductor changes but the music is always the same, who want to be heard, who want to be more involved in decision-making strategies, who know that there is no global growth if personal interests continue to prevail, who are not dazzled by ineffective electoral propaganda, who base their judgments on objective numbers and on a common and truthful perception of the reality that surrounds them, who are tired of being children of a minor god, belonging to a second-class sport.

          That’s who could save us.

          I am always sure that being a winner does not mean occasionally making a goal more than the opponent on the playground, but it means ensuring a cycle of positive results for everyone, from every point of view, and experiences full of satisfactions for ourselves and for the community in which we live.

Stanislao Rubinetti