DISUGUAGLIANZA, DISPARITA’… (e i numeri illudono)

Campionato Under 20 maschile, c’è.

          Campionato Under 20 femminile, NON c’è.

          Partiamo dal principio cioè da quando tre anni fa fu resa obbligatoria la categoria “under 15”; a mio avviso una scelta giusta per incentivare il lavoro della base e per incrementare i numeri che sappiamo essere carenti nel femminile. Per due anni non c’è stata possibilità di un campionato “under 19” perché non c’erano tante squadre. Passano gli anni, tre per la precisione, e quelle bambine che avevano poco meno di quindici anni, oggi sono perfettamente in età per riprendersi una categoria e un campionato che gli appartiene di diritto, una categoria che permetta loro una crescita adeguata e misurata all’età, alla tecnica, alla tattica e alla progressiva maturazione.

          Ma quel campionato anche quest’anno non c’è. Perché?

          C’è la “Youth League”, un campionato (che non è un campionato ma un torneo) dentro ad un altro campionato! Ventidue squadre che si sfideranno a partire da gennaio (data di cui scriveremo in seguito) in quattro concentramenti. Di queste ventidue squadre, sei vengono eliminate alla prima tappa (queste che faranno fino alla fine della stagione?), ne rimarranno sedici che saranno divise in otto al “Main Round”, dove passeranno le prime tre di ogni girone (le altre che faranno fino a fine stagione?), e altre 8 al “Qualification Round”, dove passa la prima di ogni girone (le altre che faranno fino a fine stagione?), per poi giocarsi tutto alla “Final Eight”.

          Tutto sembrerebbe apparentemente molto bello se non fosse che:

  • questa competizione non è un campionato e inizia troppo tardi, il 4/1/2021 (le ragazze si allenano dal 1 settembre 2020 qualcuna dai primi di agosto 2020);
  • questa competizione avrà costi elevati, perché i concentramenti saranno fuori sede e prevederanno più giorni di svolgimento, e costringerà la serie A1 e la serie A2 a interruzioni forzate, che invece la “Regular Season” di un campionato di categoria non dovrebbe determinare, costringendo la massima serie a due turni infrasettimanali;
  • questa competizione, che per molti addetti ai lavori dovrebbe sostituire il campionato “under 20” femminile, quindi una categoria GIOVANILE a tutti gli effetti, racchiude QUATTRO ANNATE tutte insieme ed è facile reputare un ossimoro detta decisione perché una categoria giovanile non può avere tanti anni accorpati per ovvie ragioni.

Sarebbe invece stato molto bello se:

  • si fosse previsto un campionato di categoria “under 20” femminile; adesso c’erano i numeri, le squadre e la disponibilità per realizzare questo;
  • si smettesse di pensare solo da élite e si iniziasse a pensare dalla base per la base, e a quelle giocatrici che smettono di giocare perché i campionati maggiori sono troppo impegnativi per le proprie abilità tecniche;
  • si iniziasse a pensare che questo sport ha bisogno di tutti e che a 16/17 anni non tutte le atlete possono giocare in serie A;
  • si iniziasse a pensare che anche senza essere “grandi” giocatori si potrà nel futuro diventare bravi arbitri, bravi dirigenti e persone che si dedicano allo sport e che restano nell’ambiente sportivo.

          Si poteva prevedere questo campionato anche per la femminile, come per la maschile, con le stesse regole e le stesse deroghe perché avrebbe dato sicuramente la possibilità di partecipare anche ad altre squadre, che per motivi economici e competitivi, non hanno potuto partecipare alla “Youth League” e/o alla serie A2 F.

          La formula di una “regular season” avrebbe permesso a tutte le atlete di continuare il processo di formazione senza l’obbligo di vincere (fondamentale nel torneo “Youth League” per proseguire e giocare più partite); quindi è deducibile che le squadre più deboli di ogni girone dovranno far giocare le atlete più forti dando meno rotazioni, mentre le squadre più forti potranno gestire una maggior numero di atlete nel processo di rotazione.

          La domanda sorge quindi spontanea; è davvero una “competizione” di crescita?

          Ai blocchi di partenza quest’anno ci sono ventidue squadre, lo scorso anno dodici squadre; quante saranno il prossimo anno con i contributi da versare e le spese dei concentramenti da pagare? Oppure il prossimo anno cambierà ancora qualcosa?

          I numeri illudono, la realtà è molto più crudele.

Katia Soglietti