I MOTIVI DELLA CANDIDATURA

Stare fermo a guardare non rappresenta il mio modo di essere e comportarmi, figuriamoci quando devo assistere al lento e inesorabile percorso in discesa, verso il baratro, della mia disciplina sportiva preferita.

Negli ultimi trent’anni ho assistito, abbiamo assistito, a una successione di vicende e personaggi che hanno caratterizzato in maniera poco brillante la storia del nostro sport, non hanno regalato né successi duraturi, né emozioni positive e né risultati confortanti alla nostra comunità sportiva; insomma, per il nostro movimento non si è mai aperto un ciclo positivo di risultati. Al contrario! Siamo andati incontro a una serie di esiti negativi che contraddistinguono la nostra disciplina come una delle cenerentole dello sport italiano.

Quindi sono (siamo) a un bivio: o scelgo di coltivare il mio orticello oppure opto per contribuire al bene comune (che poi significa anche il bene dei singoli).

Questo non vuol dire che sono il tipo che va in giro a distribuire santini, il “duro e puro” che non si piega a nessun compromesso; bisogna vedere, però, che tipo di compromessi; se bisogna ingoiare un boccone amaro che precluda alla nostra comunità ogni via di crescita sportiva, allora dimostrerò senza indugi di non avere fame.

Stanislao Rubinetti