Leggi, regole e regolamenti

di LUCIANO BARTOLINI

… “2. Con valore concreto, complesso di norme stabilite da organi dello stato o da enti pubblici, come atto amministrativo (che costituisce una fonte di diritto subordinata alla legge), o anche da enti privati, per regolare determinati settori di attività, o anche per disciplinare il proprio funzionamento (r. interni, r. parlamentari, r. di ufficio, ecc.), denominati o in base all’autorità che ha il potere di emanarli (r.governativi, che sono però formalmente emanati dal presidente della Repubblica e perciò ugualmente citati con la sigla D.P.R., cioè Decreto del Presidente della Repubblica; r. ministeriali; r. regionali, provinciali, comunali, emanati dai rispettivi consigli), oppure in base alla destinazione o alla materia (r. scolastico, ospedaliero; r. di condominio; r. edilizio; r. stradale e di polizia stradale, ecc.). Locuzioni d’uso comune: rispettare, violare il r.; far osservare il r., e richiamare all’osservanza del r.; essere ligio, stretto al r.; punire a norma del regolamento.” (Treccani)

Come indicato dalla definizione della Treccani, la nostra vita quotidiana è continuamente soggetta al rispetto di un regolamento. L’esigenza di istituire un regolamento deriva dalla necessità di normare la convivenza sociale evitando che qualcuno prevalga su l’altro ledendone i propri diritti.

Per far si che essi siano imparziali vengono stabiliti a priori, per poter risolvere eventuali contenziosi che possano insorgere durante lo svolgimento di una specifica attività.

L’autorità che lo ha emanato ha il dovere di farlo rispettare per evitare favoritismi, ma ha anche il diritto/dovere di modificarlo nel caso si presentino situazioni che oltre a non svantaggiare nessuno dei protagonisti, è limitativo all’evoluzione del gruppo sociale interessato.

Purtroppo questo non sempre accade.

Ci si rifugia dietro al concetto ideologico del rispetto delle regole, ma ci sono regole e regole. Quelle stabilite da organi superiori vanno rispettate a priori. Se non le si condivide, si agisce, legalmente, in modo che possano essere cambiate. Quelle stabilite dallo stesso organo che le amministra, possono e devono essere cambiate se portano solo svantaggi (anche ad un solo soggetto). Non agire di conseguenza è un atteggiamento da struzzi.

Sono stato sempre un fautore del rispetto delle regole. Le ho rispettate e le ho fatte rispettare (anche in modo autoritario), ma non sono stato masochista, se quelle regole le avevo stabilite io. Le ho modificate, implementate, eliminate, adattate alle esigenze attuali senza che esse avessero potuto danneggiare qualcuno.

Si può sbagliare nello stabilirle e nel modificarle, ma se il regolamento è in evoluzione, si dimostra attenzione per la base (questa è la motivazione per l’esistenza dell’organismo), ma se le modifiche vengono fatte a piacimento o si resta arroccati nelle proprie scelte si opera in modo negativo negli interessi di coloro che sono volti a quella determinata attività.

Chi fa sbaglia (nel senso che può sbagliare) chi non fa o non vuole fare, sbaglia maggiormente.