Minestra o minestrone?/parte2

Seconda parte dell’articolo Minestra o minestrone pubblicato ieri

di LUCIANO BARTOLINI

F) Valutazione

1° Blocco

Questo blocco riguarda l’attività promozionale.

L’attività di questo modulo può essere così sintetizzata:

4h – regolamenti in genere (P1 – P5)

6h – giochi propedeutici (P2 – P3 – P4)

2h – metodologia

4h – tecnica

4h dedicate alla tecnica sono veramente poche in rapporto alle 6h dedicate ai giochi. Il gioco propedeutico rappresenta lo strumento previlegiato dell’attività promozionale. I vari step metodologici e didattici devono essere necessariamente conosciuti, ma i vari giochi devono essere sviluppati mediante l’apprendimento in forma globale della tecnica. Questo presuppone un’approfondita conoscenza della tecnica da parte dell’insegnante/istruttore. Dedicare 4h a questo aspetto è riduttivo e non permette un apprendimento approfondito. Soprattutto se non abbinato ad un libro di testo, ma a semplici slides.

2° Blocco

Questo blocco riguarda il regolamento tecnico di gioco e la teoria dell’allenamento.

Questo modulo viene esplicitato tutto a distanza.

La prima parte, dedicata al regolamento tecnico di gioco (A1 – A2 – A3), resta invariata ed è legittimo svolgerla a distanza in quanto prettamente teorica.

La seconda parte è stata potenziata con argomenti che dovrebbero far parte del corso di livello successivo, mentre il modulo relativo alle capacità coordinative (T1 – T2) andava certamente inserito nel primo blocco (sintetizzato) in quanto le capacità coordinative sono sia il requisito della tecnica che il filo conduttore dei giochi propedeutici.

La definizione dei contenuti è imprecisa e personalizzata:

  • Sistema delle capacità motorie
  • abilità motorie, tecniche sportive (d.n.d. la tecnica è una abilità specifica)
  • Concetto di fasi sensibili (non è un concetto ma una fase dello sviluppo motorio)

3° Blocco

Questo blocco riguarda la nuova figura dell’Istruttore dell’attività giovanile.

L’istruttore nell’attività giovanile non può essere considerato come una figura nel percorso formativo dell’allenatore di primo livello, ma va istituito come figura professionale che opera in modo specifico in ambito giovanile. Nella vecchia gestione della CNA era in agenda, dopo la strutturazione del terzo livello (che si sarebbe dovuto svolgere in questa stagione agonistica ma che non si è svolto), l’organizzazione di un corso specifico per gli allenatori dell’attività giovanile, in quando allenare i giovani deve essere una specializzazione e non un passaggio della carriera. Non esistono allenatori che vanno bene per tutte le categorie e livelli di gioco. Bisogna sapersi collocare e collocarli al posto giusto in base alle caratteristiche individuali. Ci si deve specializzare nei diversi ambiti in cui si ritiene di sapere/dovere operare. Sino ad ora la formazione è univoca, per crescere bisogna differenziare.

Torniamo all’analisi del blocco. 12h sono dedicate alla tattica di attacco e difesa. Al di là dei tanti contenuti proposti che rendono difficile un approfondimento (assolutamente indispensabile su questi temi) si rilevano

le seguenti criticità:

  • mancata classificazione tra tattica individuale e di gruppo
  • mancata analisi delle situazioni in superiorità numerica

Questi due aspetti potrebbero sembrare insignificanti, ma nella realtà non lo sono in quanto permettono all’allenatore di avere ben chiaro il percorso da seguire nella formazione individuale del giocatore e nella costruzione del gioco collettivo.

Classificare la tattica in individuale, di gruppo e di squadra (sia in attacco che in difesa) non è una semplice suddivisione, ma permette di avere ben chiaro il percorso formativo che si sviluppa analizzando anche le situazioni di superiorità numerica che facilitano l’apprendimento delle collaborazioni che verranno poi utilizzate nella tattica collettiva (vari sistemi di gioco).

4° Blocco

Questo blocco tratta gli aspetti tecnici e tattici inerenti una squadra senior.

2h vengono dedicate alla programmazione (S1)

Nel modulo S2 si analizzeranno i diversi sistemi difensivi: ben 6 sistemi difensivi in sole 2h. La cosa che reputo preoccupante non deriva dal fatto che i formatori debbano organizzarsi per fare miracoli, ma che si continui a fare riferimenti alle nazioni leader della pallamano mondiale senza fornire ai corsisti le relative strategie per poter giocare a quei livelli. Si ripete l’errore rilevato nei webinar, dove si sono analizzate le azioni di gioco dei recenti campionati europei senza fornire indicazioni operative per formare i giocatori con abilità di gioco di livello internazionale. Stabilire gli obietti è una cosa molto semplice, il problema nasce quando si devono stabilire gli strumenti, i mezzi e le strategie.

I moduli S3 ed S4 prendono in considerazione la tecnica delle posizioni di gioco d’attacco. Ci si dimentica del suo utilizzo, cioè la tattica. Si parla tanto di competenze, ma ci si limita alle abilità. La tattica individuale è la competenza della posizione specifica di gioco. Non viene neanche enunciata.

Negli altri moduli si trattano, a distanza, aspetti inerenti il portiere (S7) e alcune situazioni speciali della tattica collettiva (S8).

I moduli S5 ed S6 affrontano in modo incompleto e distorto la suddivisione del gioco in fasi. La letteratura classica indica 4 fasi d’attacco e, di conseguenza, 4 fasi di difesa. In questi due moduli di analizzano solo tre fasi d’attacco e una di difesa (senza per altro diversificarla).

Come sviluppare le diverse fasi del gioco dipende dalla caratterizzazione che si vuole dare al gioco della propria squadra, ma una cosa è certa: le fasi del gioco hanno una caratteristica che non può essere cambiata a piacimento.

Nel modulo S6 si introduce la definizione di terza fase. In passato più volte mi sono confrontato con il Direttore Tecnico delle squadre nazionali su questo aspetto trovandoci in disaccordo. La terza fase, sia d’attacco che di difesa, viene denominata di organizzazione o riorganizzazione. Essa non è una fase attiva del gioco in quanto è la squadra in possesso di palla che rinunciando, o essendo costretta, a concludere l’azione di gioco in velocità, organizza il gioco collettivo disponendo i giocatori nella propria posizione di gioco e/o effettuando i cambi programmati. Stesso comportamento viene eseguito dalla difesa. Insistere nell’azione d’attacco sino a che vi sia una pur minima possibilità di conclusione, è una interpretazione della seconda fase, non può e non potrà mai essere terza fase. Questa è una interpretazione, legittima, di un aspetto del gioco che non può essere veicolata nella formazione. Essa deve restare nell’utilizzo soggettivo , nella propria attività può essere utile comunicare con un linguaggio personalizzato per non fare capire agli avversari le proprie intenzioni di gioco. La stessa cosa vale per l’utilizzo dei termini specifici. Sempre nel modulo S6 si trova il termine forare. Cosa significa?

Dopo tutto questo lungo excursus, posso affermare che se a livello alimentare preferisco il minestrone, a livello didattico opto per la minestra. Quest’ultima può essere caratterizzata con qualche ingrediente predominante mentre il minestrone, se viene preparato con tanti ingredienti, fa perdere l’identità del piatto.

Appendice

Spesso si sentono allenatori e giornalisti affermare che un atleta non è stato utilizzato in gara per scelta tecnica. Questa affermazione è giusta o sbagliata?

Vediamo di analizzare il significato dei due termini:

  1. Tecnica: rappresenta l’arte del saper fare un determinato movimento in modo efficace ed efficiente. Nello sport rappresenta l’esecuzione degli elementi caratteristici della disciplina stessa. Sviluppando le condotte motorie di base si strutturano progressivamente degli schemi motori che permettono l’acquisizione di abilità specifiche (tecnica). Caratteristica della tecnica è quella dell’alta percentuale di successo se il movimento viene eseguito correttamente. Questo non esclude che altre esecuzioni portino al successo (es. esecuzioni casuali o informali), ma la percentuale di raggiungere l’obiettivo è minore. Nella pallamano gli elementi tecnici sono:

1) presa

2) passaggio

3) ricezione

4) palleggio

5) tiro

6) interventi difensivi

7) movimenti difensivi

  1. Tattica: è uninsieme di azioni mentali (strategia) e motorie che servono per arrivare ad un obiettivo stabilito. Questi obiettivi possono essere perseguiti e raggiunti singolarmente, in collaborazione con i compagni o collettivamente. In base al diverso modo con cui si agisce possiamo distinguere:
  1. tattica individuale
  2. tattica di gruppo (collaborazioni)
  3. tattica di squadra (sistemi di gioco)

Naturalmente i tre aspetti precedenti vanno presi in considerazione sia per l’attacco che per la difesa.

Torniamo alla definizione iniziale di “scelta tecnica”. E’ giusta?

In base a quanto esplicitato nella classificazione precedente è sbagliata. La scelta di utilizzare un atleta al posto di un altro non dipende dalla sua incapacità ad eseguire uno degli elementi tecnici summenzionati, ma dalle sue caratteristiche di gioco in base al sistema scelto (di attacco o di difesa).

Nel scegliere il sistema di gioco più idoneo per affrontare la gara si dovrà utilizzare anche gli atleti che abbiano le caratteristiche antropometriche, psicologiche, tecniche e tattiche (individuali e di gruppo) adeguate al compito da svolgere. Se non si hanno a disposizione atleti che hanno queste caratteristiche, si dovrà adattare il sistema di gioco o cambiarlo.

Per qualcuno queste precisazioni sono irrilevanti. Avere ben chiaro questa classificazione ci permette di avere le linee guida dell’azione formativa e decisionale del nostro compito. In tal modo le conoscenze di base acquisite nei vari corsi possono essere rielaborate e adattate alla propria realtà di squadra. La differenza tra un allenatore e un bravo allenatore la fa la capacità di scomporre i singoli elementi del gioco e ricomporli adattandoli alle esigenze della propria squadra. Se non si sa agire in tal modo, si rischia di proporre degli esercizi reperiti qua e là (il web ci facilità in questo compito). Questo lavoro di reperimento delle proposte

operative deve servire da riflessione per sviluppare la “propria” filosofia di gioco. Il bravo allenatore è quello che sa valutare, adattare e trasformare ciò che si apprende.

Concludo con un quiz per vedere se i concetti precedenti sono stati acquisiti.

Domanda

Dove sta l’errore?

Risposta

Nel classificare la marcatura del pivot in una difesa verticale.

Allenare la marcatura del pivot all’interno di una difesa verticale presuppone una collaborazione difensiva.

La collaborazione è un aspetto della tattica di gruppo analizzata all’interno di un sistema difensivo (difesa 3-2-1; 4:2 o 5:1).

La conoscenza della tipologia dell’intervento formativo presuppone la corretta conoscenza della progressione metodologica.

Normalmente, purtroppo, si sceglie il sistema di gioco difensivo preferito e ci si esercita in modo analitico e globale nella sua esecuzione. Ci si dimentica di un aspetto fondamentale: la tattica individuale. Spesso questo aspetto è lasciato all’esperienza dell’atleta o alle sue caratteristiche fisiche. Per una buona attuazione della propria filosofia di gioco è necessario averlo fornito degli strumenti necessari por padroneggiare la sua posizione di gioco:

  1. diversa tipologia dei movimenti difensivi (tecnica individuale)
  2. diversa tipologia degli interventi difensivi (tecnica individuale)
  3. condizionamento dell’avversario (tattica individuale)
  4. collaborazione con i compagni (tattica di gruppo)
  5. collaborazione con il portiere (tattica di gruppo)