di Luca Montanari

C’era una volta nel lontano 2016 nel piccolo mondo della pallamano, un candidato alla presidenza della FIGH che girava l’Italia con il suo fedele scudiero promettendo alle società un futuro radioso e uno sviluppo dello sport da molti considerato la Cenerentola delle discipline del Coni.

I presidenti e gli appassionati del settore, stanchi della gestione degli ultimi 20 anni decisero di mettere nelle mani del “nuovo Messia” i loro mandati…

Questo potrebbe essere l’incipit di una favola, ma purtroppo questa favola non finisce certo con il classico “e vissero felici e contenti”: infatti i dati che escono dal prosieguo di questa storia non sono certo dei più rassicuranti; di fine dicembre è l’uscita dell’articolo sulla pagina web OA Sport in cui la redazione, nel valutare l’annata di ogni singolo sport, aggiudica, con un misero 1, il voto più basso in assoluto proprio alla nostra disciplina. A pochi giorni di distanza è uscita la replica del presidente Loria nella quale ci sono alcuni passaggi che sollevano qualche interrogativo.

Sicuramente, il passaggio più discutibile è quello in cui il capo della federazione afferma, parlando del numero di società seniores, che “Qualcuna è sparita, ma sarebbe meglio dire che ha cambiato connotazione. Sono ripartite da capo con un altro tipo di codice federale: hanno ripreso comunque un’attività dalla Serie B. Il saldo sul numero delle società è più o meno invariato negli ultimi anni.

Ora esaminando con attenzione i dati relativi alle squadre seniores negli ultimi 3 campionati (periodo in cui Loria ha assunto il comando della federazione) ci accorgiamo che le squadre seniores sono passate da 177 a 163. Se scorporiamo questo dato dividendolo per regioni ci accorgiamo che la situazione non è frutto di una zona sola entrata in difficoltà, ma di un malessere diffuso in quasi tutto lo stivale; intanto il dato più evidente è la totale mancanza di sviluppo del settore femminile (uno dei punti cavalcati in campagna elettorale) che oggi racchiude solo 40 compagini Seniores in tutta Italia più 3 (Cassano, Ferrara e Salerno) seconde squadre.

Su 21 regioni sono ben 5 (Valle d’Aosta, Liguria, Umbria, Molise e Basilicata) quelle dove la pallamano in rosa senior non ha nemmeno una squadra, 7 (Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Emilia, Abruzzo, Calabria e Sicilia) quelle che hanno avuto un decremento delle squadre iscritte, 5 (Trentino, Toscana, Lazio, Puglia e Sardegna) le zone in cui la situazione numerica è invariata e solo in 4 (Veneto, Friuli, Marche e Campania) il numero delle iscritte è in aumento.

Nel settore maschile le prime squadre iscritte sono 120, in 3 regioni (Valle d’Aosta, Molise e Basilicata) non ci sono compagini senior maschili, 9 regioni (Alto Adige, Piemonte, Liguria, Lombardia, Marche, Abruzzo, Lazio, Sicilia e Sardegna) hanno avuto un decremento di iscrizioni, 7 regioni (Trentino, Friuli, Toscana, Umbria, Campania, Puglia e Calabria) hanno iscritto lo stesso numero di Team, mentre solo Emilia e Veneto hanno incrementato il numero di società.

Un presidente, al momento dell’elezione, riceve dalle società una sorta di eredità, il tesoretto di voti e di fiducia che ha il dovere di non sperperare, ma possibilmente incrementare attraverso politiche condivise e non imposte che mirino allo sviluppo di tutto il movimento.

Cosa direste al vostro brooker se vi facesse perdere in soli 3 anni 8,58 del vostro capitale? Continuereste a lasciargli carta bianca o chiedereste spiegazioni? Accettereste che dichiarasse che il vostro investimento è più o meno invariato o gli ricordereste che meno è diverso da uguale?

Un altro dei cavalli di battaglia del “perimetro della pallamano”, programma per il cambio di passo era il rilancio del nostro sport nel centro-sud Italia… bene, 81 squadre seniores su 163 sono al di sopra della “linea Gotica” e in questi 3 anni solo Marche (+1) e Campania (+2) tra le regioni al di sotto degli appennini e solo nel settore femminile sono riuscite a incrementare il numero delle squadre seniores iscritte.

Per il presidente “I Campionati non hanno fatto il salto di qualità verso forme di professionalizzazione. E’ mancata la necessaria organizzazione ed i club non hanno avuto la capacità di stare sul mercato, per cui i Campionati sono rimasti ad un livello dilettantistico”, per cui le società sono le colpevoli di questa mancata crescita del movimento e non c’è un problema di politiche federali con costi che aumentano ogni anno in maniera esponenziale.

Wittgenstein sosteneva che “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo” che significa che il mio linguaggio corrisponde al mio pensiero, esso è l’immagine logica del mondo che vedo, che voglio. Il linguaggio usato in questo articolo, il mondo rappresentato dalle sue parole non è quello sostenuto dai dati che si possono facilmente estrarre guardando le composizioni dei campionati, quindi, se vogliamo migliorare le cose ricordiamoci di ciò che ci è stato promesso e non mantenuto la volta scorsa, di ciò che viene sostenuto malgrado i numeri smentiscano le affermazioni quando verremo contattati da questo gruppo dirigente nel periodo che precederà le prossime elezioni.