Prima, durante e dopo

Preparazione, conduzione e analisi della gara: cosa fare e non fare e come comportarsi nelle situazioni inerenti la gara

di Luciano Bartolini

La gara rappresenta, contemporaneamente, strumento e obiettivo in relazione sia alla categoria della squadra sia agli obiettivi stagionali.

Nell’allenamento di prestazione (campionato di serie) rappresenta l’obiettivo intermedio (step by step) per raggiungere a piccoli passi quello finale, mentre nell’allenamento di formazione (campionati giovanili) rappresenta una costante verifica del lavoro svolto relativo al processo di crescita.

Indipendentemente dall’importanza della gara essa va affrontata tenendo presente che lo svolgimento della stessa presuppone che l’allenatore faccia delle scelte prima e durante la gara.

Cercheremo di analizzare le problematiche relative alle scelte da fare.

Le indicazioni non vogliono essere delle soluzioni, ma esclusivamente un momento di riflessione sui diversi aspetti che l’allenatore deve affrontare nell’esercitare il suo ruolo.

PREPARAZIONE DELLA GARA

Nella preparazione della gara l’allenatore deve affrontare le seguenti problematiche:

  1. Scelta della strategia di gioco
  2. Scelta dei giocatori da schierare

Entrambi gli aspetti sono importanti perché l’allenatore deve creare un concetto tattico per ogni partita e naturalmente scegliere anche la formazione di gioco che lo realizzi in modo ottimale.

  1. Scelta della strategia di gioco

La scelta deve tenere presente, oltre alle caratteristiche della propria squadra, quelle della squadra avversaria e i relativi punti di forza e di debolezza. L’analisi dei video delle partite precedenti o la partita del girone d’andata, fornisce un valido strumento per decidere la strategia di gioco da impostare. Decisa la strategia, vengono programmate le sedute di allenamento specifiche per la preparazione tattica della gara successiva. Le esercitazioni pratiche possono essere rafforzate da una seduta complementare riservata alla all’analisi video della squadra avversaria e, se necessario, degli errori della propria squadra da evitare.

I nuovi strumenti tecnologici permettono la creazione di mini clip (relative al portiere, all’avversario diretto, ad alcune situazioni particolari, ecc.) che possono essere inviate agli atleti e visionate separatamente per interiorizzare il comportamento da mantenere.

Nell’impostazione della gara non basta cercare di approfondire il gioco degli avversari. Si può cercare di sorprendere gli avversari impostando una diversa strategia rispetto al “solito” sistema di gioco (cambio sistema difensivo – soluzioni offensive).

2.Scelta dei giocatori da schierare

Le squadre di alto livello normalmente hanno la “rosa dei giocatori” da schierare già definita e quindi questo problema per alcuni allenatori non esiste, mentre per altri rappresenta una delle scelte da fare. Normalmente l’integrazione avviene prendendo in considerazione i seguenti elementi:

  • integrazione dei ruoli carenti (per es.: ”Ho una sola ala destra”)
  • motivazione un giovane atleta del vivaio
  • motivazione dei titolari

Quest’ultimo aspetto viene utilizzato durante le sedute di allenamento quando ci si sta avvicinando al giorno della gara e la stessa “inconsciamente” viene sottovalutata perché ritenuta “facile”. Quando l’allenatore percepisce questo aspetto psicologico, cerca di inserire giovani atleti (naturalmente talentuosi) nella formazione base quando sta affrontando la preparazione tattica specifica della gara successiva. Questo aspetto rappresenta una delle problematiche che l’allenatore deve affrontare nella preparazione della gara: la motivazione.

Quando si deve affrontare un avversario ritenuto più forte, o una gara decisiva per l’esito finale della manifestazione, esiste il problema di tranquillizzare gli animi e far sì che la gara venga affrontata con la stessa intensità e tranquillità delle gare “normali”. In pratica l’allenatore deve fare “il pompiere” ed evitare che la troppa carica emotiva e motivazionale si ripercuota sul rendimento.

La scelta di utilizzare i giovani pone l’allenatore di fronte alla scelta: “Li utilizzo all’inizio o alla fine?”

  1. Utilizzo alla fine

Normalmente vengono utilizzati al termine della gara quando si ritiene la gara già decisa (vinta o persa). Se si sta perdendo è il segnale che si fornisce al collega che si rinuncia a lottare per la vittoria mentre, se si è in vantaggio, si ritiene di avere la gara sotto controllo e si ritiene di poter far fare esperienza utile per il processo di formazione.

Nella gestione dei cambi, quando il risultato sembra irrecuperabile, è sempre la squadra che insegue che, inserendo dei giovani nella formazione di gioco, fa capire che il risultato viene ritenuto irrecuperabile. Non deve essere mai la squadra che conduce a ritenere la gara conclusa positivamente. Sino a che gli avversari “lottano” si deve continuare a giocare con la stessa intensità, strategia e mentalità. Effettuando dei cambi si trasmetterebbe agli atleti che la gara viene ritenuta conclusa dal punto di vista del risultato finale.

Passare da una situazione di tranquillità (7/8 reti di vantaggio) ad una di “allerta” (3/4 reti di vantaggio) in pochi minuti trasmette sicurezza alla squadra che rincorre e insicurezza in quella che conduce. Questa opposta situazione psicologica a volte porta ad un ribaltamento del risultato anche quando vengono reinseriti gli atleti “titolari”. Un esempio di questo “tracollo psicologico” è dimostrato dalla finale EUROPEAN CUP EHF CHAMPIONS LEAGUE FINAL FOUR 2016 tra il KIELCE e il VESZPREM.

Al 45’36” il Veszprem era in vantaggio di ben 9 reti (19-28). Come si può vedere, si è verificata una serie interminabili di errori per tiri affrettati. In soli 11’ il Kielce raggiunge la parità con un clamoroso 9-0 per questi livelli di gioco. Il risultato finale li premierà perché prima porta gli ungheresi ai supplementari dopo il pareggio riacciuffato a 3” dalla fine e poi, dopo i supplementari, vince la gara ai rigori.

2. Utilizzo all’inizio

Questa scelta è “un’arma a doppio taglio” in quanto potrebbe essere fraintesa ed interpretata in modo errato, pensando che anche l’allenatore “sottovaluta” la gara, ma offre all’allenatore una ulteriore carta da giocare.

Se la gara viene iniziata con la “solita” formazione, e la sensazione di sottovalutazione degli avversari si concretizza, ci si trova di fronte a quelle gare dove la squadra avversaria approfitta immediatamente della situazione e si porta in vantaggio di 3/4 reti. Questa situazione crea affanno psicologico, che induce la propria squadra a rincorrere e affrettare le conclusioni aumentando il numero degli errori. Avendo schierato la sua formazione migliore l’allenatore ha poche carte da giocare.

“Rischiare” l’utilizzo di 1 o 2 giovani nella formazione base dell’inizio rappresenta uno strumento motivazionale sia per chi scende in campo che per chi è momentaneamente escluso. Se la scelta non ottiene i risultati sperati, si ha sempre la possibilità di schierare la solita formazione che, dopo questa scelta, si ritiene sia motivata a dare il proprio contributo in modo determinante nella conduzione della gara.

LA GARA

Quando arriva il giorno della gara il lavoro di preparazione è concluso e si cerca di raccogliere il frutto delle attività svolte per raggiungere il successo.

È vero che la gara inizia con il fischio arbitrale, ma nell’avvicinarsi l’orario previsto per il suo inizio sono importanti diversi aspetti che l’allenatore deve curare nei minimi particolari per ottenere il meglio dai propri atleti.

  1. Prima della gara

Ogni atleta ha le sue abitudini e le sue scaramanzie, ma quello che deve accomunarli è la ricerca della concentrazione. Purtroppo nella maggior parte degli impianti sportivi gli spogliatoi vengono progettati esclusivamente per utilizzare i servizi igienico-sanitari e indossare l’abbigliamento tecnico di gioco senza tener conto che lo spogliatoio, con la sua struttura, favorisce o ostacola l’aspetto della concentrazione e della comunicazione.

Gli spogliatoi ideali dovrebbero essere strutturati di tre locali ben separati:

  1. vestibolo
  2. locale per massaggi e bendaggi
  3. servizi igienici

in modo che non ci sia interferenza tra i diversi fruitori dei locali.

Il primo locale, il vestibolo, nella sua struttura, è quello più importante perché può aiutare l’allenatore nello svolgimento del suo ruolo.

Lo spogliatoio non dovrebbe essere molto grande. Deve essere adeguato ad accogliere 14 giocatori e relativi accessori. La disposizione delle sedute dovrebbero essere ad “U”. La disposizione dei posti non dovrebbe essere casuale, ma dovrebbe far sì che al centro della disposizione ci siano il capitano e i 2/3 giocatori più carismatici della squadra.

È in questo ambiente che l’allenatore parla alla squadra.

La comunicazione deve essere breve e concisa relativamente agli aspetti tattici affrontati ed esplicitati in modo chiaro in settimana. Dilungarsi potrebbe essere un deterrente in relazione alla concentrazione. In pratica si devono sintetizzare in 3/4 minuti gli aspetti tattici da sviluppare nel corso della gara. Prima di uscire dallo spogliatoio la squadra si riunisce al centro ed uniti effettuano il loro “grido di guerra” corrispondente al motto della squadra.

2. Durante la gara

Durante lo svolgimento della gara, oltre che con i cambi dei giocatori e del sistema di gioco, l’allenatore può intervenire sul decorso del gioco utilizzando il time-out o utilizzando il colloquio durante l’intervallo per reimpostare la gara. Se sta finendo il primo tempo, e si vorrebbe cambiare sistema di gioco (di attacco o di difesa), è bene aspettare il secondo tempo per utilizzare l’effetto sorpresa ed evitare che durante l’intervallo si possano organizzare adeguatamente.

a. Time-out

Il suo utilizzo prevede diverse varianti in relazione:

  • al momento
  • all’inizio del tempo
  • a metà tempo
  • alla fine del tempo
  • al decorso della gara
  • la squadra conduce o insegue
  • la squadra ha bisogno di riposo dopo una fase di gioco molto intensa fisicamente
  • si è nel momento decisivo della gara
  • all’influenza del gioco
  • la squadra avversaria ha cambiato sistema di gioco (attacco o difesa)
  • un infortunio lo costringe ad un cambio forzato
  • smorzare la tensione determinata da valutazioni arbitrali “ritenute” errate

Con il Time-out si può anche interrompere il ritmo degli avversari, scuotere la propria squadra, fornire un breve riposo agli atleti e prevenire o ritardare l’efficacia del gioco degli avversari.

Oltre agli obiettivi che persegue, il Time-out necessita di una organizzazione ben precisa per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Tutto dovrebbe essere pianificato.

Dove si effettua? Chi parla? Cosa dire? Come dirlo?

Pe evitare di essere troppo a contatto con gli spettatori, nel caso dietro le panchine vi siano delle tribune, ci si sposta leggermente all’interno e ci si dispone in cerchio. Il compito di portare le bibite spetta ai giocatori che siedono in panchina e che dovranno poi riportarle al loro posto.

Normalmente è l’allenatore che prende la parola. Può farlo in modo esclusivo o ricorrere (permettere) al giocatore più carismatico affinché i concetti da lui espressi, se in squadra c’è un atleta che ricopre il ruolo di Leader carismatico.

Dalle foto sottostanti, tratte dai Campionati Europei 2018 si possono vedere due esempi in cui immediatamente dopo l’allenatore, è un giocatore a prendere la parola per rafforzare i concetti espressi. Nel caso non condividesse quanto detto, non interviene. Durante la gara, quindi anche durante i time-out, non sono ammesse discussioni. Quest’ultime si fanno esclusivamente nella prima seduta di allenamento settimanale.

La possibilità di un intervento di un giocatore (chi, quando e come) viene stabilito all’inizio della stagione dall’allenatore

I concetti da esprimere devono vertere su che cosa fare e non sugli errori commessi. Due o tre concetti al massimo espressi in modo conciso. Questo è possibile se, negli allenamenti precedenti, si è stati espliciti e chiari nel spiegare le caratteristiche della situazione di riferimento. Tale informazioni possono essere rafforzate dall’utilizzo di una lavagna da campo, dove è possibile sintetizzare graficamente il concetto esplicitato. Prima di riprendere il gioco solito urlo per condividere la volontà di lottare insieme per il successo.

Nelle foto sottostanti si possono vedere tre diverse tipologie di lavagna.

Avendo a disposizione soltanto 3 Time-out di squadra (di cui non più di due per tempo) il suo utilizzo va fatto con oculatezza, per evitare di non averne a disposizione nel momento topico della gara che è identificato nelle fasi conclusive della stessa.

Mentre nel primo tempo si tende ad usufruirne appena la squadra abbia una pausa prolungata di gioco in cui accumula uno svantaggio di 3/4 reti, nel secondo tempo (dove si cerca di averne a disposizione due), si tende a ritardarne l’utilizzo per averne a disposizione negli ultimi minuti dell’incontro. Non esiste un criterio oggettivo per la scelta del momento in cui chiedere quest’ultimo Time-out. Ci si basa sull’esperienza del tecnico e della conoscenza dei propri atleti. Un’indicazione si può ricavare dall’esperienza della pallacanestro, dove i Time-out sono più numerosi e utilizzati tenendo due parametri importanti:

  1. quantizzazione del punteggio: vantaggio o svantaggio
  2. teorico conteggio dei possessi di palla sino alla fine dell’incontro.

Tenendo presente questi due indicatori si possono formulare i seguenti esempi:

Tempo rimanente : 1’13” Squadra A in possesso di palla
Punteggio Possessi ipotetici
+ 1 per A 2 per A 1 per B Il Time-out non va chiesto. Avendo due attacchi a disposizione si può correre il pericolo di sbagliare la prima conclusione, perché sicuramente si avrà a disposizione un’ulteriore possibilità d’azione, dove sarà determinante l’esito dell’ultima azione degli avversari.
1 per A 2 per A 1 per B Il Time-out va chiesto perché è necessario realizzare immediatamente la rete del pareggio per mettere pressione agli avversari che si vedono raggiunti.
parità 2 per A 1 per B In questo caso la decisione è determinata da tante varianti. Nel caso la squadra avversaria non possegga ulteriori possibilità di Time-out va chiesto, perché in questo caso si possono pianificare entrambe le azioni a disposizione. Nel caso la squadra avversaria abbia a disposizione ancor un time-out è bene giocarselo come ultima carta. Altre varianti dipendono dalla conoscenza dei propri atleti, valutando se normalmente sono o no presi dall’ansia nel caso vadano in campo negativo.

Un ulteriore esempio si può rilevare dalla semifinale di Euro Croazia 2018 tra Danimarca e Svezia. Con la Svezia avanti di due reti (28-26 al 58’46”), l’allenatore svedese chiede Time out.

In questo caso il Time-out non va richiesto in modo assoluto in quanto l’eventuale errore nella conclusione dell’azione corrente non sarebbe stato determinante (doppio vantaggio e doppio possesso) mentre nel successivo (nel caso la Danimarca avesse realizzato una rete nel suo ipotetico “ultimo possesso”) sarebbe stato determinante per “congelare” l’ultima palla e non fornire un ulteriore possesso alla Danimarca.

Come si può vedere nella successiva figura del prospetto statistico della gara, andando al tiro a 8” (!!!) dal termine fornendo alla Danimarca una ulteriore possibilità di tiro che è stata ben fruttata.

b. Intervallo

Nell’intervallo si hanno a disposizione complessivamente 10’ (15’ nelle gare internazionali). Per poter utilizzare efficacemente questo tempo a disposizione è necessario suddividere il tempo per le diverse azioni da svolgere. Naturalmente il colloquio si svolge nello spogliatoio, ma diversamente dalla situazione prima della gara, ora la situazione è più delicata perché vi possono essere delle tensioni psicofisiche sorte durante lo svolgimento del primo tempo. Per evitare di “gettare acqua sul fuoco”, l’allenatore dovrebbe cercare di riordinare le idee sugli argomenti da trattare, ma, soprattutto, dovrebbe cercare un equilibrio psicologico necessario per trasmettere sicurezza e non tensione, soprattutto se nel finale si sono commessi degli errori grossolani.

Questa prima fase, in cui l’allenatore si trasferisce dal terreno di gioco allo spogliatoio e riordina le proprie idee dovrebbe durare 4/5’.

Perché è necessario riordinare le idee?

In primo luogo perché è più difficile relazionare in 5’ che in 50’ e quindi bisogna scegliere gli argomenti da trattare. Non è questo il momento di recriminare sugli errori commessi, ma quello di fornire indicazioni per implementare il gioco nel secondo tempo. Inoltre, mentre gli atleti si siedono ordinatamente al proprio posto, ne approfitta per cercare di concentrarsi non solo su cosa dire, ma anchesu come dirlo.

I principi della comunicazione hanno dimostrato che i seguenti componenti svolgono un ruolo importante per il destinatario:

  • Contenuto 8%
  • intonazione 34%
  • linguaggio del corpo 58%

Ciò significa che la modalità di trasmissione gioca un ruolo eccezionale. Soprattutto, tutti e tre gli aspetti devono combaciare e essere percepiti come autentici dal destinatario. Il messaggio deve quindi essere credibile e adattato alla personalità dell’allenatore. Naturalmente, i contenuti sono di cruciale importanza, ma possono solo sviluppare l’effetto desiderato nel contesto generale.

La fase comunicativa dovrebbe durare 2/3’ e dovrebbe essere strutturata tenendo presente le seguenti fasi:

1a fase 2a fase
Analisi del 1° tempo: solo fatti essenziali Non lamentarsi degli errori Indicazioni per 2° tempo Massimo 3 obiettivi con relative soluzioni Indicazione della formazione iniziale del secondo tempo

Al termine viene nuovamente eseguito il motto di squadra con il solito rituale.

c. Cambio del portiere

Come per i giocatori di campo, la scelta del portiere da far scendere in campo o sostituire è determinata dagli aspetti tattici del gioco. A volte viene utilizzato per deconcentrare l’avversario che si appresta a tirare il rigore. Se è questo l’obiettivo, non richiederlo immediatamente dopo che viene sanzionato il rigore, ma un attimo prima che l’avversario sta per prendere posizione per il tiro. Per poterlo effettuare con il giusto timing, e per evitare che il ritardo di comunicazione induca l’arbitro a non concedere il cambio, è necessario che la situazione venga preventivamente concordata. Infatti l’allenatore comunica al portiere la volontà di sostituirlo. Quest’ultimo osserva la situazione e, quando vede che l’avversario sta per avvicinarsi alla linea dei 7 metri, chiede il cambio e si muove immediatamente in avanti. Quest’ultimo movimento evita che l’arbitro fischi l’esecuzione del tiro, perché non vuole concedere il cambio, con il portiere non pronto perché sta parlando. Non essendo in posizione non può dare avvio all’esecuzione.

Non sempre questo cambio porta benefici alla squadra. Infatti quando la propria squadra è in vantaggio di 2/3 reti è sta gestendo il tempo con parsimonia, cercando di far trascorrere più tempo possibile prima di concludere l’azione. In questo caso sostituire il portiere, anche quando si ritiene il sostituto uno specialista dei rigori, va in contrasto con il l’impostazione del gioco che si sta realizzando. La sostituzione comporta che il tempo venga fermato e così si perde la possibilità di far trascorrere 15/20” e di conseguenza, come indicato in precedenza, diminuire il numero dei possessi ipotetici.

DOPO LA GARA

Terminata la gara, dobbiamo identificare due momenti differenti in cui l’allenatore dovrebbe attenersi per sfruttare le indicazioni fornite dalla gara ed evitare che la stessa lasci degli strascichi negativi:

  1. Immediatamente dopo il fischio finale
  2. Prima della programmazione degli allenamenti successivi

Immediatamente dopo il fischio finale

Al termine della gara l’allenatore dovrebbe seguire un rituale che gli permetta di mantenere buoni rapporti con tutti i protagonisti e controllare le emozioni e ridurre l’eccitazione del finale della gara ad un livello normale.

In primo luogo deve salutare lo staff tecnico della squadra avversaria con una stretta di mano e successivamente i giocatori avversari, unendosi ai propri atleti.

Successivamente l’attenzione deve essere rivolta ai propri atleti. Normalmente ci si rivolge a loro con brevi comunicazioni personali per complimentarsi per la prestazione offerta o per rincuorarli nel caso palesino delusione. Se il risultato della gara è stato negativo, e la stessa rappresentava un momento delicato per il risultato finale stagionale, è bene che l’allenatore svolga un breve incontro nello spogliatoio per esplicitare il significato della partita senza effettuare una analisi della stessa. Quest’ultima azione eviterebbe che gli atleti prima, del successivo allenamento, traggano delle conclusioni individuali che potrebbero condizionare lo spirito con cui viene affrontata la successiva settimana di lavoro.

Successivamente è bene che venga effettuato un saluto agli arbitri. Se questo non è avvenuto in precedenza sul terreno di gioco quando si sono effettuati gli altri convenevoli, un momento propizio è quando viene chiuso il referto della gara. L’allenatore deve confrontarsi con gli arbitri come un segno di riconoscimento (stesso livello degli occhi) – indipendentemente dalle differenti opinioni sulla conduzione del gioco. Nel fare ciò, l’allenatore dovrebbe cogliere l’occasione per scusarsi personalmente per eventuali comportamenti scorretti nel corso del gioco. Questo è generalmente ben accolto e prontamente accettato dagli arbitri. A volte questo atteggiamento costa fatica, ma vincere la propria riluttanza sarà premiata in futuro da atteggiamenti e comportamenti più cordiali.

Partendo da una specifica categoria di gioco, è uno dei compiti principali dell’allenatore è quello di parlare e rispondere alle domande dei rappresentanti della stampa. L’autodisciplina e l’autocontrollo sono la massima priorità. È fondamentale non lasciarsi andare a sfoghi esagerati, ma effettuare esclusivamente un’analisi degli obiettivi, in relazione al risultato della gara. È bene evitare di indicare il migliore della squadra (salvo che questo non serva a migliorare la sua autostima) perché si potrebbero creare della rivalità all’interno del gruppo. Dalla gestione di queste parole si evince già se l’esito della gara può essere immediatamente utilizzato come un’opportunità di sviluppo o se alla sconfitta ne potrebbe seguire un’altra ancor più penalizzante.

Prima della programmazione degli allenamenti successivi

Ogni allenatore dovrebbe organizzarsi in modo che vi sia una rilevazione statistica delle azioni di gioco in modo da poter verificare e valutare il rendimento di ogni atleta. Più è semplice la rilevazione e meno dati si potranno rilevare. Prendiamo spunto dal programma informatico che utilizza la EHF per fornire i dati delle gare disputate.

Nella successiva fig 1 si possono analizzare sinteticamente i dati che vengono rilevati normalmente da molte società. Certamente sono utili, perché si ha una statistica dei tiri effettuati e subiti sia globalmente che dai singoli giocatori. Inoltre si possono rilevare i tiri parati e le reti subite da ogni portiere.

Le successive fig 2 e 3 sono quelle che qualificano questa tipologia di rilevazione. Infatti nella fig 2 vengono indicate le posizioni da cui sono stati effettuati i tiri e il punto della porta dove sono stati indirizzati. In questo modo si riesce a valutare contemporaneamente l’efficacia della propria e della squadra avversaria da ogni singola zona del terreno di gioco. Inoltre si possono valutare i punti forti e i punti deboli dei portieri. In tal modo avviene una valutazione collettiva del gioco di squadra di entrambe le contendenti.

Nella successiva fig 3 vengono attribuiti, ad ogni atleta (giocatore di campo e portieri), i relativi tiri di competenza in modo da poter effettuare una valutazione individuale del rendimento ottenuto in gara.

Proposta

Non potendo disporre di questo software, si tende quindi a semplificare gli elementi da rilevare (tiri, palle perse, palle recuperate) puntando la propria attenzione all’elemento determinante del gioco: il tiro. Anche nella successiva proposta viene fatta la scelta di privilegiare il tiro quale elemento prioritario ma, con l’utilizzo della rappresentazione grafica, si acquisiscono ulteriori informazioni sulla modalità, sulla direzione e sulla posizione tiro. La lettura dei dati permette di valutare, sia durante la gara che in sede di sintetizzazione, i punti di forza e di debolezza sia del tiratore che del portiere. In pratica si riesce, se si vuole, a rilevare contemporaneamente lo score della propria e della squadra avversaria.

  • Caratteristiche

La scelta di effettuare una rilevazione basata sulla rappresentazione grafica permette una immediata lettura dello sviluppo della gara.

Viene stampato un foglio fronte retro per squadra (1° e 2° tempo). I due fogli vengono tenuti uno accanto all’altro ponendoli in corrispondenza dei portieri che vanno rilevati (nel secondo tempo, con il cambio campo, i fogli vanno invertiti).

Per evitare la sovrapposizione grafica il tempo di gioco è stato diviso in 3/3. In tal modo sono rilevabili anche la quantità di reti realizzate/subite in ogni terzo, valutando in tal modo la continuità del gioco.

Ad ogni portiere viene dedicata una colonna (indicare il numero nel cerchio). Graficamente il terreno di gioco e la porta vengono divisi in 6 zone per determinare il punto di partenza e di arrivo del tiro. La linea dei 9 m. delimita il tiro da lontano da quello da vicino. Viene indicato anche il tiro indirizzato al di fuori dello specchio della porta o sui montanti. Oltre alle zone viene indicata anche la tipologia di tiro (vedi legenda sotto).

Nella colonna di sinistra sono rappresentate le possibili traiettorie impresse alla palla, mentre nelle altre due vengono indicate le codifiche relative al tipo di tiro.

  • Esempio per la compilazione

Quando viene effettuato un tiro, viene segnato il numero del giocatore nel punto in cui è stato effettuato il tiro stesso. Successivamente viene tracciata una linea che congiunge il numero e il punto dove è stato indirizzato il tiro. La tipologia della linea è relativa al tipo di tiro effettuato: diretto, indiretto o schiacciato, lob.

Se il numero viene cerchiato o racchiuso in un quadrato significa che la rete è stata realizzata.

Un’ulteriore specificazione viene effettuata tracciando una barra sotto il numero (_ = tiro in appoggio) o in diagonale (/ = rigore). Se invece vengono tracciati solo due lati di un quadrato significa che il tiro è stato effettuato al termine di un’azione di contropiede ed è stato sbagliato).

Quando la traiettoria di tiro non arriva in porta significa che il tiro è stato murato.

  • Tabulazione dati individuali

Nel modulo sottostante, composto dalla prima pagina dedicata ai portieri e dalle successive dedicate ai giocatori, vengono riportati tutti i dati rilevati per ogni singolo giocatore.

Naturalmente il tiro svolge il ruolo principale, ma vengono annotate anche le eventuali sanzioni disciplinari subite e le palle perse e recuperate.

  • Tabulazione dei di squadra

Nel modulo sottostante (fotocopiabile fronte retro – consigliato formato A3) possono essere riportati tutti i tiri effettuati e subiti durante la gara. A pagina 1 vi sono i dati dei due portieri. In questo caso sono stati riportati i 3/3 del primo tempo e i 3/3 del secondo, per evitare una sovrapposizione grafica che renderebbe “illeggibili” i dati. Nelle altre 3 pagine vengono riportati i dati dei 12 giocatori di campo. Per ognuno di essi ci si limita ad una rappresentazione per tempo, in quanto i tiri effettuati non dovrebbero essere, di norma, di un numero elevato.

L’ultimo passaggio è la tabulazione dei dati rilevati durante la gara.

Utilizzando il modulo successivo (fotocopiabile fronte retro – consigliato formato A3) si potranno riportare:

  • i dati relativi alla gara (pag 1)
  • i tiri e le palle recuperate e perse dai giocatori di campo (pag 2-3)
  • i tiri subiti da ogni portiere nelle 6 zone della porta (pag 2-3)
  • la sintesi dei tiri effettuati e subiti dalle diverse posizione del campo indirizzati nelle diverse zone della porta