Ciao, amico mio.

IN RICORDO DI MATTEO MARTELLINI

Le ore non passavano mai. Disperso sui nostri monti, quei monti che conoscevi troppo bene.

Pensavo che ti fossi soffermato su qualche paesaggio, su qualche bellezza naturale che poi, come al solito, come facevi quando eri in Norvegia, mi avresti mandato una foto con qualche messaggio vocale divertente.

Invece ti hanno ritrovato. Ieri mattina. Tra quei monti che amavi.

Io non so che dire, se non che non ci credo. Non ci crede nessuno che sia potuto accadere.

Eri una persona meravigliosa, eri il mio confidente, eri quello dei vocali alle quattro di mattina o dei pranzi improvvisati.

Una comunità intera ti piange: tutta la tua Città Sant’Angelo, i tuoi amici, il mondo della pallamano. Tutti stretti intorno alla tua famiglia.

Non lo so di chi sia, ma mi ha fatto pensare a te:

“I girasoli sono dei fiori particolari, nascono, vivono e muoiono per il sole. Così come alcune persone che io chiamo girasoli, loro vivono per l’amore, amano la vita, amano l’amore in tutte le sue forme, sono persino un po’ attratte dalla sofferenza, come il fiore che vive di tristezza quando il sole va via.

Le persone girasole sono persone particolari, le noti subito perché hanno una strana luce dentro gli occhi e sono belle, belle da morire e lucenti, come un fuoco che arde.

È difficile spegnere certe persone, a volte si spengono da sole, mai per gli altri e hanno questa capacità di illuminare ogni cosa che hanno intorno. Fateci caso, a volte ci sono delle persone che incontrate e vi sentite migliori, perché loro questo fanno, vi fanno sentire qualcos’altro, qualcosa di buono, qualcosa che brilla.

I girasoli illuminano ogni posto in cui mettono piede. Sono fatte così loro. Non puoi non amarle, non puoi spegnerle, non puoi non brillare accanto a loro.

Sono dei fiori, ma profumano di cielo”.

Ti voglio bene Matteo. E ti porterò sempre con me.

Federica