Dal programma alla programmazione per competenze/parte 1

Nella scuola italiana tutti i ministri che si sono succeduti nel dicastero hanno voluto lasciare il loro contributo facendo e disfacendo quanto fatto dai predecessori.

Una cosa però che ha avuto una evoluzione c’è: la programmazione.

Si è passati dal programma (dpr 1 ottobre 1982 n 908) in cui, per l’Educazione Fisica, venivano stabiliti 5 macro contenuti, alla programmazione didattica (fine anni novanta) in cui l’insegnante di Scienze motorie e sportive (evoluzione della specie) programmava per obiettivi, che dovevano essere stabiliti congiuntamente ai contenuti, ai mezzi e ai metodi per poterli raggiungere.

L’evoluzione della programmazione per competenze ha riguardato soprattutto il modo di valutare. Non sono spariti gli obiettivi, ma ci si è focalizzati sull’utilizzo in modo adeguato delle conoscenze e delle abilità. Pertanto la valutazione va strutturata in modo diverso in quanto si deve:

accertare non ciò che lo studente sa, ma ciò che sa fare con ciò che sa” (Grant Wiggins).

Come possiamo utilizzare questi concetti nell’insegnamento della pallamano?
Nella realizzazione del proprio compito, l’allenatore deve innanzitutto stabilire (in accordo con la società) gli obiettivi a breve, medio o lungo termine.
Se gli obiettivi sono pluriennali si parla di pianificare le stagioni sportive interessate (“in tre anni vogliamo passare di categoria”).
All’interno di questa pianificazione si effettua la programmazione della stagione corrente nella quale vengono distinti i diversi periodi della stagione (preparatorio – generale e specifico -, agonistico, transizione). Questi periodi, a loro volta, vengono suddivisi in mesocicli e microcicli in cui gli obiettivi da perseguire sono a medio e a breve termine.
Naturalmente stabilire gli obiettivi è la cosa più semplice di questo mondo. Le difficoltà insorgono quando si devono poi stabilire i contenuti, i mezzi, i metodi, gli strumenti, ecc. Qui si deve fare ricorso alle risorse umane e finanziarie a disposizione che permettono il raggiungimento degli obiettivi o meno o ne determinano la necessità di variazione degli stessi in quanto, con il patrimonio a disposizione, sarebbero irraggiungibili.

Una volta stabilita la pianificazione/programmazione l’allenatore deve rimboccarsi le maniche e deve iniziare a lavorare sulla sua materia prima: gli atleti.

Luciano Bartolini