Promesse disattese/4

Ultima parte della lettera aperta del professor Domenico Tassinari e dei componenti del CNA

Trasparenza e condivisione erano le parole d’ordine che dovevano contraddistinguere la Presidenza Loria.

Una federazione dovrebbe supportare progetti tecnici, visto che ciò che conta, alla fine, sono i risultati in campo, nelle gare internazionali, dove vanno i giocatori e non i Consiglieri Federali. La componente politica, dunque, dovrebbe avere la funzione di coordinare e supportare al meglio il lavoro della componente tecnica, delle commissioni, dei gruppi di lavoro, dove fiducia e condivisione dovrebbero essere lo spirito per una proficua collaborazione. La visione attuale del management non è più piramidale, anche se la gerarchia è sempre presente, ma è circolare, cioè tutte le sue componenti, ciascuna con la propria funzione, chiudono il cerchio, senza sovrapposizioni, senza lotte interne e dissidi, formando una figura geometrica armonica, priva di spigoli, in continuità al suo interno, capace di produrre risultati e non chiacchiere. La struttura piramidale, in voga diversi anni fa nelle aziende, orientamento competitivo, è stata fallimentare, ora si opera con orientamento cooperativo in cui la gerarchia non serve a dominare, ma a gestire al meglio risorse umane ed economiche. Tale politica non è presente nella gestione Loria.

Io ora prendo atto che tutto questo non ha trovato nessuno riscontro fin dall’inizio. Fin dai primi giorni, si è assistito ad assegnazione di deleghe, poi ritirate dopo pochi mesi, incarichi, anche onerosi, senza accertamento delle dovute competenze, incarichi a persone marginali nel mondo della pallamano e che invece hanno una grande incidenza nelle decisioni del movimento.

Via via si sono evidenziati comportamenti sempre meno consoni, poi sono arrivate le censure, con tanto di circolare, poi sono arrivati i commissariamenti, mi scuso sono verifiche di opportunità per la richiesta di costituzione del Comitato regionale, delle regioni non perfettamente accondiscendenti alle politiche federali.

Poi sono arrivate le richieste di remissione delle deleghe da parte di tre consiglieri, sempre perché non allineati su certe scelte, ora manca solo uno step, ovvero deferimenti alla procura con relativa squalifica per avversità alla presidenza.

Dopo di che tutto è esattamente come prima, cioè a una conduzione autoritaria, anziché democratica. Si sa, comandare è molto meno faticoso che dover costantemente dialogare con le persone e gli organi da esse rappresentati. Va da sé che un’impostazione di questo tipo richiede persone ubbidienti e accondiscendenti.

Lo sport agonistico si basa sul confronto tra atleti, nel nostro caso gruppi di atleti o squadre. Le società, si costituiscono con l’intenzione di reclutare, crescere, formare supportare al meglio atleti che si appassionano e scelgono un determinato sport. Le federazioni, espressione delle società stesse, si costituiscono con lo scopo di divulgare, mettere in atto strategie per promuovere per fare crescere ulteriormente la disciplina su tutto il territorio organizzando competizioni che portino gli atleti a raggiungere livelli prestativi sempre più alti e, per fare ciò, ha l’imperativo di formare tecnici competenti, in grado di formare atleti capaci unitamente ad una classe dirigente in grado di fornire supporto organizzativo ed economico agli uni e agli altri.

Lo sport deve assolutamente ruotare attorno al progetto tecnico ovvero al confronto agonistico. Quindi le politiche federali devono essere a servizio del progetto tecnico. Quando questo rapporto si inverte, ovvero il progetto tecnico viene utilizzato a fini politici per creare consenso, allora il potere del ruolo arriva a condizionare negativamente il fine sportivo-agonistico che il CONI si attende dalle federazioni. L’assegnazione di una manifestazione ad un sodalizio solo per poi riscuotere riconoscenza senza nemmeno accertarsi che il progetto tecnico sia salvaguardato è il classico esempio di inversione di questo rapporto.

Assegnare una manifestazione come il trofeo delle aree, che per una federazione rappresenta la conclusione del lavoro di un biennio di reclutamento e formazione dei nuovi talenti, senza accertarsi che il campo di gioco offra le migliori condizione per visionare i ragazzi, quando questi tutto l’anno a livello regionale hanno lavorato nei miglior campi del territorio, lascia percepire che la bassa politica abbia vanificato l’impegno di tanti tecnici, di tante società di tante risorse che sono state messe a disposizione per quel progetto. Fare giocare una categoria promozionale under 11 in una manifestazione organizzata dalla federazione, con i costi a carico delle stesse società, in un campo sintetico sotto il sole di luglio con 35 gradi, non rende visibile la tutela del progetto tecnico. Mai durante l’anno si è pensato di fare giocare quei ragazzini in simili condizioni. Quando le finali nazionali di categoria vengono organizzate senza mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza, formule sempre differenti, gironi con numero di squadre diverse uno dall’altro, anche in questo mi chiedo dove sta la tutela del progetto tecnico. Quando 30 squadre di A2 terminano di giocare ai primi di aprile, mettendo in sosta agonistica per 4 mesi almeno 400 giocatori quindi di sostanziale inattività, mi si dica dove sta la tutela del progetto tecnico.

Questo modo di fare è quello che io ho sempre avversato con tanta determinazione nella precedente conduzione subendo ogni tipo di ritorsione, fino a rappresentare un punto di riferimento per tanti che hanno, basandosi sulla mia persona, contribuito in maniera determinate al cambiamento.

Pensavo che coloro che abbiamo eletto non avrebbero mai più accettato che si ripresentasse una simile situazione, ma devo prendere atto che cosi non è.

Non riesco a capacitarmi come alcune persone, che siedono in questo consiglio e di cui ho sempre avuto una stima incondizionata, possano accettare che si ritorni a tutto questo. Con molta tristezza mi viene da pensare che anche da parte loro si accetti come normalità l’inversione delle priorità, ovvero uso del progetto tecnico a fini politici, come evidenziato in precedenza

Mi è stato detto che sono un avvelenatore di pozzi, bene, io tolgo l’alibi della mia presenza, mi disimpegno dall’incarico che questo consiglio mi ha assegnato. Va da sé, però, che da questo momento mi pongo in aperta critica verso l’operato della maggioranza di questo gruppo dirigente.

Chi ha disatteso, per non dire tradito, le promesse fatte, chi è stato eletto facendosi credere una determinata persona e poi si è rivelata tutto il contrario, dovrebbe prenderne atto e trarre le relative conseguenze come quelle tratte dal sottoscritto. Questo Consiglio è stato eletto, da noi e dalle società, con il mandato di attuare il programma del perimetro e non, invece, investito di un potere con carta bianca libero di fare e di agire in modo unilaterale. Il dissenso che sta montando all’interno del Consiglio Federale e il disagio espresso da un numero sempre maggiore di persone e società è una chiara testimonianza di questo fallimento.

In Fede Prof. Domenico Tassinari e i componenti della CNA