Ricordi e sogni

Per chi come me ha percorso già diverse decadi all’interno dell’italica pallamano i ricordi e i sogni di gioventù sono infiniti.

Noi che siamo cresciuti partendo dagli scontri epici del Volani Rovereto con i Muli del Cividin Trieste, noi che abbiamo assistito alle cavalcate dell’Ortigia Siracusa o agli scudetti del roccioso Brixen, noi che abbiamo avuto il piacere di vedere la nostra nazionale qualificarsi per i mondiali di Kumamoto o arrivare diciassettesima in Europa, per noi dover spiegare a chi si avvicina al nostro mondo cos’è la pallamano e soprattutto cos’è il nostro movimento, oggi, risulta sempre più complicato. Questa difficoltà aumenta se lo paragoniamo con i dati dei nostri campionati o con i nostri risultati internazionali.

Perdere 30 a 10 dopo aver perso di 24 la partita precedente è deprimente per chi quotidianamente va in palestra, ma la verità è che noi non stiamo perdendo sul campo, ma stiamo perdendo nelle scelte, nelle azioni, nella programmazione; infatti con un movimento che raccoglie 26.000 tesserati (erano circa 35.000 una decina di anni fa) viene difficile ascoltare il mantra del momento che ripete in maniera ipnotica “Quanti voti hai? Come troviamo i voti che mancano?”

La vera sconfitta bruciante sta nel continuo investire sulla ricerca di naturalizzati come scorciatoia per ottenere eventuali effimeri risultati immediati anziché nella incentivazione al reclutamento con la pianificazione di un progetto scuola degno di tale nome, le reti incassate oggi dalle nostre squadre potranno essere un punto di partenza se riusciremo a fermare il continuo calo delle società o se riusciremo a trovare soluzioni per il movimento femminile ormai prossimo all’estinzione, segneremo un gol ogni volta che penseremo a una U13 che non serva per aumentare di un pugno i voti a disposizione, ma a creare progetti formativi per i bambini che potranno un giorno indossare la maglia della nostra Nazionale, avremo trovato il miglior allenatore al mondo quando tutti i nostri tecnici potranno seguire corsi di formazione figli di un progetto organico anziché assistere ad aggiornamenti a numero chiuso imbastiti in fretta e furia solo per rispondere a critiche di immobilismo in pieno odore di campagna elettorale, investire quantità ingenti di denaro sulla comunicazione per essere certi di non avere contraddittorio non ci rende invincibili, ma solo più poveri economicamente, gli atti di forza con nomine calate dall’alto (esatto contrario di ciò che veniva enunciato nel “perimetro della pallamano”) che portano alle dimissioni volontarie o indotte di ben 5 delegati regionali e dell’intera CNA sono una penalizzazione che nessuna competizione potrà mai annullare.

Un programma informatico per i tesseramenti che porta 4 società storiche in meno di un mese a perdere a tavolino per errori di tesseramento è una sconfitta per l’intero movimento e ci rende poco credibili e appetibili.

Leggendo il programma che ha portato a governare questo gruppo dirigente e vedendo le azioni messe in campo in questi due anni e mezzo mi torna in mente una strofa meravigliosa di una canzone del grandissimo e compianto Rino Gaetano che cantava: “Siam partiti incendiari e fieri ma all’arrivo siamo tutti pompieri”

Non siamo sindacalisti, non abbiamo una lista della spesa da presentare per aprire una trattativa per ottenere un posticino di privilegio, siamo persone di campo, atleti, dirigenti, allenatori che credono che non esistano scorciatoie, ma solo programmazione e scelte strategiche su come investire le risorse al fine di migliorare la salute della pallamano italiana; non mi interessa ritrovarmi re del nulla, voglio essere cittadino di un Paese in cui la pallamano possa far sognare i giovani atleti che si avvicinano a questo fantastico gioco, non voglio fare liste di buoni e cattivi, ma cercare collaborazione con chi crede che si possa avere un futuro migliore non solo per pochissimi eletti.

Damiano Tommasi dopo la dolorosissima sconfitta dell’Italia con la Svezia che precludeva la possibilità al nostro movimento calcistico di partecipare agli ultimi mondiali presentandosi come candidato alla presidenza si chiedeva: “Quanti voti ha la nostra voglia di cambiare? Quanti voti ha il cambiamento?”

Le domande che ci poniamo per risolvere i problemi quotidiani che ogni singola società affiliata affronta sono quelle che in futuro ci dovranno garantire la salute del nostro ludo preferito, siamo stanchi di veder scaricare colpe e costi sulle società e per questo siamo disposti a discutere, batterci e piantare i piedi, perché in fondo siamo ancora quelli che non dormono la notte per l’adrenalina accumulata durante una partita, o che si svegliano con un sorriso perché, malgrado i raggiunti limiti di età e di peso, abbiamo sognato di segnare un meraviglioso gol in eret dall’ala in un palazzetto stracolmo di persone festanti.

Che dite proviamo a trasformare questo sogno in realtà?

Luca Montanari